In Scozia gli assorbenti saranno gratis per tutte le studentesse
Quando ho avuto il mio primo ciclo avevo 8 anni.
È stato uno dei momenti più imbarazzanti della mia vita e più ingestibili.
È capitato mentre ero a casa di una mia amica, dopo scuola. Nel panico, dopo essermi accorta del sangue, la scelta più ovvia per una bambina di 8 anni, che non capiva come funzionasse questa cosa dieci mila volte più grande di lei, è stata quella di coprire le mutande con un intero strato di rotolo di carta igienica che ovviamente, dopo qualche minuto non ha più tenuto, macchiandomi i pantaloni e quindi già riuscendo dal primo giorno a mettere una grandissima X sulla casella degli incubi più frequenti di noi donne. Tornata finalmente a casa, ho dovuto dire a mia madre cosa era successo e per la prima volta ho usato un assorbente. Non ero mai stata così felice di trovare nel mio bagno questo tipo di prodotto.
Ma cosa sarebbe successo se fossi stata a scuola?
Luoghi frequentati da ragazze che normalmente hanno bisogno di questi prodotti ma che non li trovano nei bagni di un edificio scolastico. Cosa sarebbe successo se provenissi da una famiglia che non ce la fa a permettersi dei beni di lusso (è così che vengono tassati qua in Italia) come degli assorbenti perché costano troppo? Nelle sale insegnati però, come nella maggior parte degli uffici in cui ho lavorato fino ad ora, avevano le macchinette del caffè, il frigo con il cibo, il bollitore per il tè ma non un distributore che vendesse assorbenti messo a disposizione per tutte le ragazze nel bagno delle donne.
Le mestruazioni costano caro
Per molte ragazze avere il ciclo significa avere nuove spese da affrontare e avere a che fare con giorni in cui si è impossibilitate ad andare a scuola perché non si hanno dei fottutissimi assorbenti. Ma perché dovrebbero pagarmi una macchinetta messa in bagno che vende prodotti sanitari femminili?
Beh, già mi comprano la carta igienica. Perché allora non anche quelli?
Se fossero gli uomini ad avere le mestruazioni sarebbe diverso?
Molto probabilmente sì, tutte queste discussioni non ci sarebbero e gli assorbenti sarebbero disposti in tutti i bagni per le loro necessità di “quei giorni del mese”.
Ma allora perché i nostri governi non riconoscono i prodotti sanitari femminili come beni primari ma anzi li considerano dei beni di lusso? Sì perché in Italia per esempio, i prodotti sanitari femminili, quindi assorbenti, tamponi, coppette, sono tassati con l’aliquota al 22%, quella riservata ai beni di lusso. Mi è stato insegnato, nei miei pochi anni di diritto alle superiori, che un bene di lusso è essenzialmente un bene a cui si può rinunciare, qualcosa di facoltativo, un extra. È davvero possibile per una donna fare a meno di questi tipi di prodotti almeno una volta nel corso della sua vita?
Ovviamente no.
E quindi eccoci a dover affrontare mensilmente sempre la stessa spesa, che in media va dai 2,50 euro ai 4,50 euro, per circa una quarantina di anni della nostra vita. Provate a fare un rapido conto per cercare di capire quanti euro vengono spesi da una donna dal primo ciclo fino alla menopausa per acquistare un pacco di assorbenti. Io l’ho fatto e mi sono accorta che più o meno è la stessa somma che userei per comprarmi un anello di Cartier o per pagarmi una prima rata dell’università dove mi piacerebbe studiare.
In Scozia ora gli assorbenti verranno forniti gratuitamente alle studentesse
Sembra però che la Scozia sia riuscita a fare un passo in avanti rispetto a noi diventando infatti la prima nazione AL MONDO a fornire gratuitamente gli assorbenti. Un nuovo programma sanitario di 5,2 milioni di sterline farà in modo che in tutte le scuole secondarie e in tutte le università si distribuiscano gratuitamente, grazie a dei distributori, i prodotti di igiene femminile indispensabili per i giorni del ciclo. Obiettivo di questo programma è quello di contrastare quello che viene chiamato ‘period poverty’, cioè quello stato di povertà che impedisce alle ragazze e alle donne di frequentare le lezioni perché appunto, non possono permettersi i prodotti sanitari adeguati.
Da un’indagine che ha coinvolto 2000 studentesse è risultato che 1 studentessa su 4 fa fatica ad affrontare la spesa per acquistare gli assorbenti.
Alla notizia scozzese si è aggiunto subito il commento di Pippo Civati, il primo che qualche anno fa ha cominciato a battersi affinché in Italia gli assorbenti venissero tassati con l’iva del 4% come succede per ogni bene di prima necessità invece che con il 22%. In Italia infatti, i prodotti di igiene femminile, sono considerati beni di lusso.

È proprio per questo che Possibile nel 2016 ha lanciato una proposta di legge, la Tampon tax, chiedendo appunto di rivalutare l’aliquota applicata a questi prodotti.
Qual è stata la reazione della gente?
La proposta è stata accolta con una pernacchia metaforica, come se l’importanza dell’igiene femminile non potesse rientrare in quello che sono le politiche sociali-sanitarie di un paese civilizzato.
Mi ricordo il così tanto accesso dibattito che si era creato, mi sembrava di essere dentro a un tampax-gate.
La proposta di legge depositata da Possibile era stata commentata con commenti idioti, sessisti, ignoranti. Accompagnati dal classico coro del “ci sono cose più importanti da fare” fra le varie battute rivolte a Civati, uomo, che parla di mestruazioni.
Ma com'è la situazione negli altri paesi?
In Canada per esempio non esiste nessuna tassa su tamponi, assorbenti e coppette. In Francia l’iva è stata abbassata dal 20% al 5,5% . C’è spazio quindi per continuare questo dibattito sociale improntato sulla parità o meglio, l’equilibrio di genere.
Di una cosa però non riesco a capacitarmi.
Quando si parla di questo argomento sento sempre le voci degli uomini che si levano all'unisono indignandosi su questo trattamento di favore nei confronti delle donne. Come se avere il ciclo per trenta/quaranta anni sia un vantaggio. Mi chiedo: perché anche in questo caso gli uomini si sentono in dovere di urlare un NO su qualcosa che non riguarda loro personalmente? Normalmente le mestruazioni per gli uomini sono un argomento tabù, non penso che sappiano che cosa succeda durante un ciclo mestruale. Non se ne parla con loro perché è una cosa ‘da donne’ e nei pochi casi in cui si prova a coinvolgerli, magari anche passivamente, ci si ritrova davanti a delle rappresentazioni fuorvianti e più distanti possibili dalla realtà. Penso agli spot televisivi in cui si nasconde la vera natura del ciclo. Non mi pare per esempio di ricordarmi di aver visto nessuna macchia di sangue mostrata in tv. Ignorando così del tutto il fatto che si parla di qualcosa di naturale e di inevitabile nella vita di una donna. E che non per forza deve essere affrontato facendo la ruota.
Però quando si parla di eliminare una disuguaglianza tra uomini e donne…ah no! “È inaccettabile, non se ne parla proprio!”
A 26 anni mi sembra quasi che avere le mestruazioni sia una mia colpa, sembra quasi che spendere quei 4 euro al mese per una confezione di circa 10 assorbenti abbia lo stesso significato di andare a prendermi un cellulare nuovo.
Ma cosa succederebbe se fossero gli uomini ad avere le mestruazioni?
Già nel 1986 questa domanda se l’era posta Gloria Steinem che scrisse:
“if men got periods, they would brag about how long and how much. Boys would talk about their menstruation as the beginning of their manhood, that there would be “gifts, religious ceremonies” and sanitary supplies would be “federally funded and free”
Al contrario di loro, noi donne non abbiamo bisogno di misurarci il flusso per sentirci più “donne”.
Nel 2018 mi sento di voler rifare a tutte e a tutti questa domanda. Lasciamo ridacchiare gli uomini per un po’ ma poi ricominciamo con questa battaglia.

