ASIA ARGENTO #METOO E GLI EBETI: LA SANTISSIMA TRINITÁ DELL’INTERNET

Non so se avete sentito il rumore dei miei occhi roteare dalla noia e dall'incredulità dopo la lettura di più e più utenti medi del web che prendevano posizione sul caso Asia Argento. Non se se avete sentito il rumore del facepalm continuo.

Bene, mi dispiace ma a quei mille utenti voglio aggiungermi pure io e sì, potete farmi sapere quanto non siete d’accordo mandandomi eyeroll.gif a volontà.

IL CASINO DI ASIA ARGENTO

Breve parentesi: Ottobre 2017

A Hollywood sempre più attrici, famose e non, cominciano a rivelare di essere state molestate da Harvey Weinstein, allora capo della Miramax nonché uno dei più importanti produttori cinematografici.

Chissà cosa pensava Alyssa Milano, protagonista di quel capolavoro che è stato Streghe e una delle mie prime cottarelle molto poco etero della mia infanzia, quando a seguito di queste rivelazioni scrisse il seguente tweet ispirandosi all’attivista Tarana Burke:

Il post diventa virale (chi se lo sarebbe mai aspettato eh…) in poche ore riceve mezzo milione di risposte di donne che coraggiosamente rompono il silenzio e dichiarano di essere state vittime di abusi.

Da qui nasce un movimento femminista che fa del #metoo il grido di battaglia.

Tutto bene se non fosse che da questo momento le donne cominciano a dividersi.

Da una parte quelle che hanno preso consapevolezza della questione, quelle che realizzano finalmente cosa sta succedendo intorno a noi.

Dall'altra parte però c’è una schiera di donne che continuano a giustificare o a non credere che nel mondo (del lavoro e no) ci sia la possibilità di cadere nelle grinfie di un uomo che sfrutta il suo Potere per soddisfare a qualunque costo il proprio desiderio sessuale sottomettendo la donna. Sempre queste donne affermano che è la donna stessa che in qualche modo è capace di usare l’uomo per cercare in qualche modo di incastrarlo e per magari estorcergli una bella somma di denaro, è la donna che magari va nel posto di lavoro un po’ scollata o con una gonna troppo corta. È lei che non è capace di dire no.

Ma questa storia la conoscete già di sicuro.


Agosto 2018: torniamo ad Asia Argento.

E quindi Asia Argento è stata accusata da un attore americano, Jimmy Bennet ora 22enne, di essere stato abusato dalla stessa attrice quando lui aveva 17 anni e lei 37, mentre erano entrambi sul set di un film. Si parla di 380.000 dollari pagati dall'attrice italiana al ragazzo per far zittire la cosa.

Ed ecco tuonare i primi

“Lo sapevamo che era tutta una farsa”

E ancora

“Voi femministe ve ne approfittate di questi fatti per farvi pubblicità”

Bene amiche e amici, col cuore (detto à la Barbara D’urso): vedete di andare un po’ tutti a fanculo, grazie.

Se il vostro scopo è quello di denigrare un movimento che ha riportato alla luce la condizione a cui sono sottoposte le donne soprattutto nel mondo del lavoro, con la scusa dell’odio nei confronti di Asia Argento in quanto donna che ha rotto un circolo vizioso parlando delle violenze subite e scatenando l’inferno ad Hollywood beh mi dispiace ma non ci riuscirete.

Non ci riuscirete più perché da quel tweet di Alyssa Milano nell’ottobre del 2017 si è aperto letteralmente il vaso di Pandora e le persone hanno realizzato che ESISTE un problema e adesso se ne parla.

In questi ultimi anni siamo stati tutti vittime del femminismo 2.0, quello di tumblr o quello prodotto da un metaforico bimbo nato dall'unione della famiglia Agnelli e Berlusconi (brrrrr) cioè Freeda.

Ma grazie a #metoo dalla fine del 2017 forse quasi tutti ci siamo resi conto per la prima volta cosa stia realmente succedendo alle donne nella nostra società.

E non solo alle donne.

Testimonianze coraggiose sono arrivate anche da uomini e da ragazzi che avevano vissuto la stessa esperienza.

Siamo tutte/i stati ascoltati e ci vorrei giurare che quasi il 90% delle volte qualcuno dall'altra parte dello schermo ha riconosciuto di aver vissuto un’esperienza simile.

È stato questo il bello. Siamo tutti, senza nessuna esclusione di gender, preferenze sessuali o colore della pelle, stati accolti in un unico gruppo che ci ha accettato a braccia aperte.

Voler screditare un intero movimento per sacrificare un personaggio come Asia Argento vuol dire mettere un cerotto sulla bocca di chi ha reagito, magari dopo anni, a un abuso. Anche solo parlandone. Anche solo dicendo #metoo.


Asia Argento è come Weinstein?

Se la faccenda si rivelasse vera, sì.

Ed ecco che questo è stato il momento in cui mi sono dovuta fare forza per non prendere a martellate il pc mentre leggevo i soliti commenti di uomini gioire dell’accaduto.

Sì esatto, erano contenti.

Uomini che gioiscono facendosi un bel bagno rigenerante con una bubble bath ripiena di misoginia e ignoranza.

Certo prima quando a parlare erano le donne ci si domandava se lo facessero per soldi, per attenzione o per far risorgere la loro carriera.

Adesso per Asia Argento si è subito stabilita la colpevolezza.

Double standard anyone?


Quello che mi piacerebbe che si capisse è che comunque sia Asia Argento rimane una vittima. E lo sarà per sempre. È stata molestata e forse ha molestato.

Ricordiamoci che il movimento #metoo difende TUTTE le vittime.

Asia Argento è una vittima.

Jimmy Bennet è una vittima.

Ma vi chiedo, visto l’ennesima accusa di violenza, abbiamo forse capito quanto ancora sia diffuso il giochino predatore-vittima? Abbiamo forse capito che succede indipendentemente dal fatto che il potere ce l’abbia in mano un uomo o che ce l’abbia una donna?

Abbiamo capito quanto è indispensabile il femminismo di #metoo?

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