E’ SOLO LA FINE DEL MONDO DI DOLAN. FILM PROUSTIANO SULLA MORTE GIRATO CON CLASSE DALL’ENFANT PRODIGE CANADESE.

Credevo che con Mommy, Les amours imaginaires e J’ai tué ma mère Xavier Dolan avesse già detto tutto quello che si poteva dire. Invece con “Juste la fin du monde — è solo la fine del mondo” ci ritroviamo davanti a un gran bel melodramma di pancia, ma anche altamente d’impostazione teatrale (è tratto da una piece di Lagarce). Con le sue distintive musiche pop i e primi piani portati all’estremo, Dolan firma un’altra grande opera cinematografica con disinvoltura e con altrettanta nonchalance nel 2016 Cannes lo insignisce del Gran Prix!

Il vero punto di forza del film sta nel cast, come quasi sempre quando si tratta dei lavori di Dolan. Nessuno dei ruoli è fuori luogo o esagerato, anche se chiaramente stiamo assistendo a un film, quindi l’esasperazione è normale. Il bel Gaspard Ulliel, che da modello francese e testimonial della fragranza uomo per eccellenza Bleu de Chanel (non male lo spot girato da Scorsese sulle note di Sympathy for the devil degli Stones) è passato ad essere inteprete in ormai diversi film di una certa importanza, come l’internazionale Hannibal Lecter — Le origine del male (2007) e biopic francesi quali Yves Saint Laurent.

Gaspard Ulliel nel ruolo di Louis in “Juste la fin du monde”

Con poche parole e molti gesti, sguardi e flashback dal sapore proustiano (la celebre musica dance moldava ballata nel tinello, riporta la mente di Louis alla sua infanzia) Ulliel ci trasporta bene nel suo passato, tentando di guidarci nella storia della sua vita — che sta finendo- e fra i confusi membri della sua famiglia quando decide di far loro una visita dopo 12 anni di assenza. Gli altri ruoli più corposi vanno innanzitutto a una veterana del cinema francese, quale Nathalie Baye e al genio versatile di Vincent Cassel, che nel film interpretano il fratello maggiore e la madre nevrotici. Ma non sono da meno le più giovani e splendide Lea Seydoux e, soprattutto, Marion Cotillard in un ruolo che dice tutto con i semplici sguardi, similarmente a Ulliel. La scena più bella è quella in cui capisce, senza bisogno di nessun indizio, che Louis sta per morire e deve raccontarlo alla sua famiglia.

E’ difficile dire cos’abbia questo film in comune col profumo da uomo di Chanel, che ho provato sulla mie pelle e che sinceramente è una droga (che non potrò permettermi sempre). Ma tenterò di dargli una definizione, perché quando ho visto il volto di Ulliel nella campagna pubblicitaria ho pensato che ci potesse essere un interessante parallelo e, perché no, un modo diverso di scrivere una recensione cinematografica. Juste la fin du monde ha quell’alone di mistero che aleggia attorno al rapporto ambiguo, mai del tutto sviscerato e risoluto, che c’è fra i due fratelli (la coppia Ulliel e Cassel)… C’è l’ombra fredda della morte nel prologo e in altri momenti, che è rappresentata dai colori freddi e tonalità generalmente cupe, ma allo stesso tempo abbiamo un’aria calda ed estiva, che pervade le scene in cui la famiglia pranza nella veranda, mentre la torrida estate li ricopre di uno strato di sudore e lacrime. Xavier Dolan sa mischiare tutti questi elementi in contrasto fra di loro in una confezione cool, affascinante, ma anche profonda e d’impatto. Che, insomma, lascia un segno tutto particolare dietro di sé non indifferente. E che puoi solo amare subito o detestare senza pietà! Come i migliori cineasti di solito fanno, polarizzando il pubblico. Esattamente come riesce a fare il profumo.

Se vi interessano recensioni degli altri film di Dolan, non temete e chiedete! Ringrazio ancora la CG Entertainment per continuare ad omaggiarmi dei film di ottima qualità che distribuisce. Con Chanel invece non ho nessun legame, mi piaceva solo l’idea di creare questo collegamento.

Al link soprastante potete trovare invece la mia video“snap-recensione”