Immagine concessa da B.F.

Pista ciclabile di Siderno: game over?

Nel 1936, il noto economista Keynes pubblicava “The general theory of employ<ment, interest and money”, opera che può dirsi aver segnato una delle più importanti tappe della storia della macroeconomia. 
In conclusione del capitolo dedicato al moltiplicatore, compariva una breve battuta poi divenuta celeberrima: secondo l’economista del New Deal, in tempi di crisi, lo Stato, avrebbe dovuto assumere alcuni disoccupati per scavare buche e altri disoccupati per riempirle. 
Si trattava certamente di una provocazione, di una semplificazione, ed infatti la Works Progress Administration di Roosvelt assumeva milioni di disoccupati per costruire grandi opere pubbliche come strade, dighe e scuole, e non certo per scavare buche.
A distanza di decenni, vivido è rimasto l’insegnamento keynesiano, tanto che a Siderno pare sia stato preso alla lettera! Queste pennellate di rosso in giro per la città sono sembrate il reimpiego — poco ragionato — di soldi pubblici messi a disposizione. Va sottolineato come il finanziamento non poteva essere utilizzato in maniera diversa , ma a maggior ragione, possibile che smantellare tutto sia l’unica soluzione ? Non si potrebbero apportare delle correzioni e lavorare meglio ? La pista ciclabile si tratta pur sempre di un’opera, almeno negli intenti, di riqualificazione di alcune zone della città e di spessore a livello ambientale e urbanistico. Ci si potrebbe rallegrare del fatto che qualcuno abbia avuto lavoro coprendo la buca che poco tempo prima aveva scavato, ma è evidente anche che a Siderno, non manchino gli input e le necessità di spesa pubblica per interventi duraturi, e non fini a se stessi.

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