Latte e Voce

Gli umani, appena nati, paiono esseri fragili e precari, in bilico sul ciglio della vita come sul crinale di una collina.
Forse lo sono davvero, o forse è la nostra ansia di genitori che li vede così. Fatto sta che, a quel punto, noi prendiamo d’istinto a chiamarli, con voci e sorrisi, perché da quel crinale si lascino scivolare verso di noi, da questa parte e non da quella. 
La voce umana ha un potere grande e segreto, che assordati da molti apparecchi rischiamo di dimenticare. 
Prima del senso c’è il suono, prima delle parole c’è la voce. 
Quella voce ha potere sulle cose: le chiama all’umanità, le rende umane. Parliamo agli animali, che non conoscono parole, parliamo a una lapide, a una pianta, a uno specchio; a una persona in coma perché ricordi la vita umana, e vi ritorni. 
E a un neonato perché si fidi e vi entri. 
La voce echeggia come un canto di balena, in quell’oceano sconfinato e incomprensibile che è una nuova vita, per dire tre sole sconfinate verità: io sono qui, tu sei qui, il mondo è qui. 
I mesi e gli anni passeranno, quella voce prenderà forma di parole, perline di senso infilate in collane via via più fiorite e complesse: mangia, dormi, ridi, cresci, come stai?
Ma sotto quella superficie variopinta, in certe ore del giorno, in certe condizioni di luce, di emozione, di sonno, noi siamo ancora in grado di sentirlo, quel suono senza senso, quella voce senza parole, che non “vuole dire” niente, ma genera umanità. 
La cosa fondamentale che questo libro dice a un genitore è dunque questa: parla a tuo figlio. Hai un potere di umana magia nella gola, unico eppure comune: perché ne sei avaro? Parla con lui, con lei. Non negargli ciò che sai fare, che gli serve.
Da “Leggimi forte”, di B. Tognolini e R. Valentino Merletti

Traggo questa citazione da un libro delizioso scritto a quattro mani da Rita Valentino Merletti e Bruno Tognolini, Leggimi Forte, ed. Salani. Il sottotitolo recita Accompagnare i bambini nel grande universo della lettura: e, per accompagnare loro, prende per mano noi, dolcemente. L’alternarsi dei loro scritti consente di dare ugualmente spazio al “sentire”, che è soprattutto quello del “papà”, in questo caso anche scrittore, e al “pensare” — della mamma, della donna, dell’esperta.

Si invertono così gli stereotipi, che vogliono il sentire tutto femminile e il logos tutto maschile, ed anzi non solo si invertono, ma si mescolano, in una specie di Tao: ed ecco gocce di “pensare” nella parte di Tognolini e gocce di “sentire” in quella di Rita, che si allargano fino a capovolgersi l’uno nell’altro. È proprio bello, a partire dal titolo, questo “leggimi forte” che non lascia per niente indifferenti: è come dire “abbracciami forte”, “stringimi forte”, ma ancora di più è una richiesta, una preghiera, un imperativo, un mugolio assonnato o magari stizzito. Cambia a seconda del momento della giornata e chiede qualcosa che a sua volta cambi, proprio come il latte di mamma: chiede un nutrimento che contiene tutte, ma proprio tutte le sostanze di cui si ha bisogno per crescere insieme — la voce che narra.

Può essere il libro stesso a chiamare con quel “leggimi forte” e a indurre a prenderlo, aprirlo, condividerlo; o può essere un bambino o una bambina, come qui la figlia di Bruno Tognolini; e può significare “leggi per me” ma anche “leggi me“, perché quella voce che arriva, vicina e carezzevole o magari intenta a “fare le voci” dei personaggi, la voce della Pietraia, che non esce o è stridula e mostra qualcosa che non si vorrebbe, o quella del Fiume, che si fa una con chi sta leggendo e sgorga come acqua — quella voce è liquida e luminosa e “legge” il bambino, inoltrandosi là dove lui non sapeva di poter arrivare, accompagnandolo a scoprire le cose via via che le chiama alla luce, che le e-voca.

È bello quell’episodio in cui la Merletti racconta di come il suo papà la prendesse sulle spalle la sera e la portasse “a fare una passeggiata” nella casa a luci spente, raccontandole vie strade piazze luci disservizi e tutto ciò che in una passeggiata in città ci si vede intorno.

È bello perché rende quest’idea di voce liquida che s’insinua nella fantasia del bambino e riempie, calda e colorata, tutti gli angolini, le anse, tutti i luoghi più sconosciuti e segreti; li riempie e li illumina, li rende visibili e li trasforma ogni volta, li chiama, li disegna e subito dopo li cancella. È questo la voce. E sarebbe bello poter evocare in chiunque ascolti queste funzioni importantissima della voce: nutrimento, calore, colore e luce.

La voce è un latte: ne basta poco, di quel latte tiepido, e persino i mostri diventano amici, invece di rimanere ignorati, al freddo, diventando sempre più brutti e terribili perché rifiutati (anche i mostri, infatti, sono come i bambini e chiedono la nostra attenzione).

La voce è legata al “sentire”, e non si sente solo con le orecchie, lo sappiamo, un bambino sente con tutto il corpo, con tutti i sensi. Sente, per esempio, con la bocca, quando succhia il capezzolo o la tettarella che sia, e quando assapora la madre. In quel momento il bambino “legge”: legge la mamma e sa di che umore è, e assapora quell’umore e se ne nutre e lo fa proprio. Ma anche noi leggiamo così, ancora: ancora abbiamo la bocca che sente — ad esempio nel bacio, con cui leggiamo e scriviamo nell’altro; abbiamo ancora le mani, le orecchie, gli occhi il naso, e ancora “leggiamo” con i nostri sensi, cioè “raccogliamo”, perché è questo che “leggere vuol dire: “raccogliere”, e ha la stessa radice di “legume” perché consente di mettere insieme, nello stesso baccello che siamo noi, tutto ciò che ha un nome e una storia e che diventa seme.

[Per info su Leggimi Forte di Bruno Tognolini e Rita Valentino Merletti e per leggerne qualche pagina clicca qui]

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