Alle Protezioni Civili: aprite i dati sulle allerte

Come mai da dopo i sismi dell’ultimo anno non si è fatto assolutamente niente sui dati delle allerte?

Tra due mesi circa sarà un anno che l’Italia è stata letteralmente distrutta da un sisma di incredibili dimensioni. Siamo stati un anno a raccontarci che la comunicazione in emergenza è un problema complesso. Che va gestita bene. Che si deve arrivare alle persone. Che il web non è la soluzione. E che effettivamente il problema non è la tecnologia.

Nel frattempo c’è un’Italia che discute, standosene completamente in disparte, lontano da queste tematiche, nei convegni e nei tavoli sulla TRASPARENZA, FOIA e ACCESSO CIVICO quasi come se questi temi fossero idee platoniche che niente hanno a che fare con la nostra vita…Quasi come se la “trasparenza” fosse esclusivamente qualcosa che ha tantissimo a che fare con gli stipendi dei pubblici amministratori e niente a che vedere con gli eventi che riguardano il nostro paese da vicino in situazioni che mettono a repentaglio la nostra sicurezza. Ecco quest’Italia è quella che mi fa paura perché pare stia sotto una campana di vetro ed è quella che forse non ha capito che gli opendata possono aiutarci davvero.


C’è qualcuno che in un anno si è chiesto quanto valore si potrebbe liberare se ogni protezione civile locale monitorasse il territorio e producesse dati aperti relativi alle emergenze di quel territorio?

C’è qualcuno che, oltre che a parlare di hashtag da usare su Twitter in caso di terremoto, sta valutando l’ipotesi di creare DATI APERTI come il presupposto basilare per servizi informativi?

C’è qualcuno che in questo anno ha per caso valutato lontanamente l’ipotesi di quanto si potrebbe raccontare meglio l’emergenza (non sono cosi presuntuoso da dire di gestirla, ma almeno raccontarla) se le protezioni civili avessero un semplice FEED RSS di aggiornamento continuo delle loro comunicazioni?

E ancora: c’è qualcuno che sta pensando di imporre ai comuni questo modello di comunicazione a partire dai dati durante le allerte cosi da avere uno standard nazionale di comunicazione in emergenza?

Vogliamo davvero continuare a discutere di come fare un tweet o un post su Facebook durante un alluvione senza aver prima affrontato a dovere il tema di QUALI dati dobbiamo creare per popolare i nostri canali di comunicazione ???? (canali che, lo ricordo, in caso di emergenza vanno dal megafono alla radio alla TV ai social e, lo ricordo, i dati aperti potenzialmente possono alimentare tutti questi canali, non solo una pagina Facebook).

Io non sono un allarmista, ma intendiamoci, siamo solo in attesa della prossima strage. E dopo la prossima strage se niente sarà stato fatto da questo punto di vista ci ritroveremo a piangere non solo (giustamente) le vittime (che ci saranno a prescindere dagli opendata) ma anche a lagnarci di quanto farragginoso e burocratico sia questo paese nella comunicazione degli eventi, nell’uso della tecnologia e nell’invio delle informazioni ai cittadini.

Anche per questo abbiamo lanciato questo censimento. Per capire chi da questo punto di vista sta facendo qualcosa (qualche raro caso c’è), chi niente e chi potrebbe essere supportato per ottenere qualcosa. Se potete e volete aiutateci, io sono convinto che ne valga la pena, davvero.