CREAF Prato, la mia opinione
Un consiglio veramente “dal basso” su come si possa far ancora qualcosa per un CREAF 2.0 revisionando tutto.

Mi sono documentato abbastanza bene su quanto avvenuto a Prato sulla vicenda CREAF che solo in questi giorni è stato annunciato in modo ufficiale come un qualcosa che pare ormai giunto al suo termine, mentre sino a qualche mese fa era ancora lì sul punto di “svoltare”.
Il Creaf è stato costituito nel 2005 e, secondo quanto riferito dall’amministratrice delegata, non è in condizioni di garantire la continuità aziendale dichiarando lo stato di crisi, anche se al contempo dispone di un consistente attivo patrimoniale immobiliare.
Ora a me non interessa qui valutare le responsabilità che mi auguro saranno valutate bene da altri. Sicuramente i fatti parlano di una quantità di denaro (anche pubblico) speso in un centro che doveva portare sviluppo economico in città tramite supporto ad idee innovative. Mi interessa però entrare nel merito dei contenuti e dei metodi che questo tipo di piattaforme dovrebbero introdurre davvero in una città come Prato.
Intanto io credo assolutamente che un centro CREAF 2.0 a Prato sia ancora possibile, anzi credo che lo si potrebbe fare con molto meno di quanto speso sino ad oggi per non realizzare quasi nulla. Serve però un visione innovativa di sistema alla base che sia basata non tanto sull’identificazione di un luogo quanto dia valore ai contenuti e a come i contenuti che vengono sviluppati all’interno di questo sistema (chiamiamolo ecosistema) possano essere messi in relazione tra loro. Mi permetto quindi alcune note (che sono la mia visione, senza nessuna pretesa, le si prendano cosi per quanto io posso valere) su una futura revisione del progetto se mai sarà fatto.
Uscire dalla logica (del 1900) dello STANZONE
Non è più epoca di portare sviluppo economico sui territori di città come Prato progettando un POLO, altrimenti ci si perde nel progettare o acquistare il POLO e non si fa l’innovazione vera. L’innovazione oggi va creata tramite gli ambienti esistenti o comunque in spazi di piccole dimensioni: vanno sfruttati i luoghi a cominciare dalle scuole, le biblioteche, i circoli, ma anche gli uffici ed i luoghi di lavoro (che possono generare lavoro ulteriore) : luoghi che già esistono perché a chi fa sviluppo di progetti non interessa minimamente avere il POLO “figo”. Non è un campus del MIT di BOSTON, si tratta solo di uno spazio dove lavorare ed essere “connesso”. Tutto questo spazio poi sia connesso in rete tramite una unica piattaforma (che ovviamente deve essere gestita).
Uscire dalla logica di creare IL PROGETTO ma fornire I SERVIZI
Un ecosistema innovativo non deve assolutamente sviluppare un progetto ma deve creare condizioni per svilupparne! Quali? I servizi minimi per lavorare e quindi quelli da garantire. Ovviamente per questi occorre competenza. Ad esempio:
- Banda Larga: non starò qui a dire perché serve la connettività
- Cloud Computing: se il luoghi sono “de-materializzati” devi avere una “nuvola” per connettere i progetti in rete e poterci accedere ovunque tu sia;
- Software Opensource: un set base di software opensource che dia a chi progetta strumenti necessari per sviluppare. In questa cassetta degli attrezzi non solo software già presente in rete ma anche quello che si ritiene necessario per le peculiarità dell’ecosistema che si sta creando.
Uscire dalla logica “ti do lo spazio e basta”
Non si pensi che basti progettare un co-working per aver risolto il problema di sviluppare imprese. Ovviamente un po’ di metodo e contenuti vanno forniti. Per lo meno indicazioni su strumenti utili ad un progetto. E’ quella che io chiamo animazione degli spazi. E’ l’animazione che ti fa scoprire gli strumenti adeguati, i software da usare, le tecnologie ed è quella che indirizza e verifica a che punto sei del tuo progetto. Anche per questo serve competenza.
Uscire dalla logica del SILOS
Abbiamo sempre più bisogno di mischiare competenze. Abbiamo sempre più bisogno di mischiare conoscenze. Abbiamo sempre più bisogno di mischiare l’esperienza dei “maturi” con i giovani che escono dall’università che sanno smanettare con le tecnologie ma non sanno ancora cosa sia “fare impresa”. Capite bene che nel 2016 non può essere una soluzione fare “lo spazio del nuovo tessile”, ma non perchè non funzioni necessariamente il tessile, quanto perchè il tessile va contaminato con altro!
Uscire dalla logica dei MILIONI DI EURO
Sviluppare un’idea e una startup oggi come infrastruttura costa molto meno di quello che pensate ed almeno nelle fasi iniziali è semplice da mettere in piedi (ovviamente ci deve essere l’idea e tutte le condizioni al contorno citate sopra). Difficile casomai è tenere viva sul mercato quell’idea. Ricordiamoci che Google è nato in un garage. Facebook è nato in una cameretta con i risparmi di uno studente.
Uscire dalla logica dell’assistenzialismo
Per favore usciamo dalla logica di “assistere” qualcuno o qualcosa, logica che ormai ha dimostrato tutti i suoi limiti. Una pubblica amministrazione (ma anche i privati) possono fornire finanziamenti a condizione che siano sempre legati a progetti ben precisi, progetti verificabili con cadenze prefissate e legate ad un preciso business plan. Non è più epoca di dare soldi a chi dichiara di progettare un APOLLO 13. Si riceve un finanziamento per un progetto chiaro e ben strutturato. E non si dia NULLA gratis a nessuno. Si progetta bene e si pagano i servizi che sono forniti dall’ecosistema e allora l’ecosistema ha possibilità di buttare fuori un’impresa. Se il tuo progetto non sei stato in grado di portarlo avanti lasci l’ecosistema e amici come prima.