Ermes Ultrarazzo
OFF
Venerdì mattina Ermes Ultrarazzo era ancora vestito da Ermes Ultrarazzo, parrucca da cherubino di un giallo improbabile, lenzuolino lercio modello imperiale, scarpette bianche con ali di gommapiuma e una specie di palla da bowling a mezzo metro da lui. Era disteso a terra davanti al grande portone della fabbrica dismessa di cartelle di cartone, con i piedi troppo corti e la testa troppo grande per essere un bambino. Sembrava un Umpa Lumpa sbronzo che aveva deciso di dormire davanti all’ingresso della fabbrica di cioccolato. Ester lo guardava con la stessa faccia che si riserva ad un neonato dopo che ti ha pisciato in faccia, si chinò all’altezza del testone di Ermes Ultrarazzo scricchiolando sonoramente, poi con la voce di chi è scampata da un colpo della strega, disse:
– Ermes sta parrucca zafferano non ti dona proprio!
Ermes Ultrarazzo ancora sonnecchiante trasalì, con gli occhi gonfi di sonno e il respiro di topo in bocca, si girò bruscamente lasciando ricadere i boccoli da cupido sulla piccola fronte, scoprendo da un lato la testa bruna, a vedersi sembrava il culo di una cocorita nel periodo dell’amore. Ermes Ultrarazzo tirò su la spallina con quel fare dionisiaco, poi salutò:
– Zafferano non è! Etichetta scritto “Color Papaya del Belize!”
Ester concluse.
– La situazione non cambia, fossi in te tornerei al vecchio look, in fondo hai un bel colore!
Ermes scocciato si alzò con fatica e con la mano tirò via la papaya dalla testa, lasciandola cadere di fianco a quella cosa che sembrava una palla da bowling, mostrando con sprezzante sicurezza l’acconciatura del nanetto di Fantasy Island. Capello scodella nero fondente liscio con riga all’estremo ovest del lobo frontale. Poi seguì Ester, già lontana qualche metro.
– Forse era meglio prima! Ammonì Ester, incamminandosi verso base3, aggiunse:
– Come mai adesso ti fai chiamare Ermes Ultrarazzo?
– Ogni giovedì prendo vestiti di antico dio greco con sneakers ali di gommapiuma e sono mezzo di gioco di grezzi camionisti di birra e cowboy di tabacco. Ogni giovedì Stunf! Cento Stunf per piatto di zuppa e birra piscio.
– Stunf?
– Stunf! Suono di materasso malconcio e testa ricoperta di esile casco di palla bowling di Ermes Ultrarazzo. Suo scopo volare più lontano possibile oltre tacca 10 di record, ogni giovedì notte, in parcheggio camion autogrill.
Sardonica Ester ribattè:
– Peccato la tua carriera da combattente di facoceri andava così bene, ricordo quella volta che hai steso il porcello cornuto con un calcio nella vescica e il pubblico in delirio “RIALZATI PUMPA!”. Che spasso che eravate.
– Pumpa andato via da me, quasi un anno, io dato troppe impronte piedi su sacca palle, Pumpa ora via, ora lontano da Ermes Ultrarazzo.
Ermes raccontò che dopo la scomparsa di Pumpa girò tutti gli angoli della città, gli zoo, le discariche, i parchi, i fiumi, senza trovare traccia del suo compagno di sventura. Pumpa era scappato lasciando il suo sacchetto di palle vicino alla maschera fatta con la plastica di copertone, scappando il più lontano possibile dal suo amico con il quale tutti i martedì notte era costretto ad esibirsi davanti a camionisti ubriachi e puttane annoiate. Quei combattimenti all’ultimo sangue, sull’asfalto nero olio di autogrill, nei parcheggi sotterranei, negli scantinati di bettole lorde di legno marcio e letame di vacca, per una zuppa di ceci e birra piscio.
– Noi prendere impronte su sacca palle ma volere bene, manchi Pumpa!
La strada era ancora lunga e la giornata si stava accorciando, dopo una buona mezz’ora di cammino arrivarono davanti base3, l’ennesimo cesso chimico verde oliva, residuo bellico di qualche guerra batteriologica. Sotto l’astronave era pieno di cessi da anni ormai abbandonati dall’esercito che si presentavano come soldati con la mimetica di quei colori che sembravano le anime dei freaks sciolti uno dentro l’altro. Dentro avevano tutti quel rivestimento verde pistacchio spezzato dai cagatoi grigio merda. Entrarono e la tazza iniziò a zampillare piscio, vedendo le due immagini, Ermes vestito da cupido e la tazza zampillante, ad Ester venirono in mente quelle belle fontane di marmo al centro dei giardini vittoriani inglesi. Ermes Ultrarazzo aveva ancora quell'espressione da Pierrot triste, Ester allora lo riportó alla realtà.
– Avevo un piano per voi, ma senza Pumpa la vedo dura!
Ester alzò gli occhi al cielo cercando un’idea, un’ispirazione, ma niente, poi un lampo.
– Lo so che non è la stessa cosa senza Pumpa, ma penso di aver trovato un nuovo avversario.
Ermes Ultrarazzo non ne voleva sapere di un nuovo avversario, aveva smesso di fare il lottatore perchè nessuno sarebbe stato all’altezza di Pumpa. Ester allora si giocò il jolly, nel suo volto c’era Rose nella scena finale di Titanic.
Si chinò all’altezza del testone quasi a spezzarsi la schiena, poi con gli occhi già gonfi di commozione, esclamò dolcemente:
– Ti prometto che ritroverò Pumpa, te lo giuro (pausa)…Ermes.
A quelle parole una puzza tremenda di merluzzo e scampi all’uovo marcio conditi con zuppa di gamberetti fossili ormai estinti iniziò a diffondersi nell’aria, poi un accenno di applauso e un singhiozzo sordo diedero il volto a Nostromo. Ester lo fulminò e con gli occhi gli ordinò di uscire immediatamente, poi tornò su Ermes Ultrarazzo. Lui fece sì con il testone e disse che si sarebbe battuto con il nuovo avversario. Ester fece sì con la testa compiaciuta e soddisfatta poi prese dalla busta con il marchio blu e giallo una mezzaluna diversa dalle altre, questa era colorata di rosso con una croce bianca stampata sugli incisivi.
– Ermes l’ho trovato solo di questo colore, era di un pugile svizzero morto qualche mese fa.
Ermes trovò il suo nuovo paradenti bellissimo e con la rapidità di un felino lo strappò dalle mani di Ester, mostrando la dentatura allo specchio come un T-Rex prima di ghermire la sua preda.
– Intona con casco scritta rossa!
Ermes sfilò di bocca il paradenti e lo rimise nella sua bustina, poi lo sistemò nella tasca ricavata con due lembi avanzanti dal lenzuolo di una culla. A quel punto Ester salutò Ermes Ultrarazzo raccomandandogli di tornare presto in forma, di riguardarsi e di non farsi fottere il paradenti. Ermes Ultrarazzo era visibilmente cambiato in volto, la speranza di rivedere Pumpa gli aveva ridato vigore ai capelli corvini, tono al viso smunto, colore allo sguardo grigio. Uscì da base3 e inciampando con un lembo della tasca appeso al vestito, volò via dritto verso l’uscita con le ali ai piedi pieghettate schiantandosi con la testa sotto un trench blu lurido che attendeva un autografo. STUNF!
– Adesso ho capito perché ti chiamano Ermes Ultrarazzo! Sentenziò un voce proveniente dal cappotto blu.
Ermes tirò su il capoccione e con un colpo di frusta lasciò ricadere perfettamente il ciuffo nero fondente sulla fronte e fece:
– Lusingare me, bellezza come dio greco, felice tu notare, Nostromo.
Tratto da “OFF” di Antonello Falcone