A cosa servono gli amici
Ieri ho incontrato tua mamma. L’ho trovata invecchiata ma meno dei quindici anni passati dall’ultima volta che ci siamo visti. Lei subito non mi ha riconosciuto, forse perchè con me il tempo è stato meno clemente, ma poi è sembrata contenta di vedermi. Le solite frasi di rito, qualche battuta e poi ci siamo lasciati, ognuno rituffato in una corsia del supermercato immerso nella routine della propria vita. Non le ho chiesto di te, non l’ho voluta mettere in imbarazzo per l’ennesima volta, non l’ho voluta ferire. O forse ho avuto semplicemente paura della possibile risposta. Sei forse morto? O forse stai marcendo in qualche prigione? Stai ancora prendendo tutti per il culo in qualche centro di disintossicazione? Ricordo che tiravamo con l’arco frecce fatte con ombrelli rotti nei torridi pomeriggi d’estate dei nostri tredicianni, e fantasticavamo di girare il mondo facendo gare di moto. Profumavi di pulito, avevi sempre la battuta pronta e parlavi della vita come l’avessi già masticata tutta da tempo e fossi pronto a sputarne i resti. Poi ognuno ha preso la sua strada, convinto fosse quella giusta e ci siamo via via persi di vista. Quando capita la giornata storta in cui mi assale la sensazione d’aver sbagliato tutto, penso a te, a tutti i sogni fatti da bambini, alla tua pericolosa intelligenza e mi domando: a chi abbiamo regalato i nostri giorni migliori? A chi abbiamo sacrificato le nostre migliori energie? Dov’è finito tutto il tempo speso a sognare il nostro futuro? Forse avrebbe potuto essere tutto diverso, non dico migliore ma più sensato. O forse semplicemente anche a questo servono gli amici: farci riflettere ed apprezzare quello che abbiamo di bello.