Virtual Reality, il secondo avvento: una breve storia della VR

Sebbene le origini della Realtà Virtuale si perdano in progetti ben precedenti, si veda ad esempio il Sensorama , Jaron Lanier è considerato l’inventore visionario, il Pifferaio Magico della VR, almeno nell'accezione contemporanea del termine.

Nel punto 4 delle suo post intitolato

The Top Eleven Reasons VR has not yet become commonplace

afferma “$1 per minute crappy VR in malls really hurt the field in the late 1980s/early 1990s”.

E proprio così ho incontrato la Realtà Virtuale, un setup “crappy” ma non in una shopping mall, che ancora in Italia non esistevano.

L’incontro fu al VR STUDIO, se non ricordo male, Via dei Macci Firenze. E sì, ci vollero 10.000 lire per un’esperienza da 40 poligoni e 5 minuti, una battaglia aerea in biplano.

Lag terrificante, grafica penosa. Comunque avevo fatto un’esperienza di Realtà Virtuale, non da tutti. Grazie a chi ebbe il coraggio o la scriteriatezza di portare questa tecnologia a Firenze, noi al tempo ragazzi.

La VR dunque non si affermò, come tecnologia rimase confinata ad applicazioni ingegneristiche e (ahimè) militari, sino al secondo avvento: Il Kickstarter di OCULUS RIFT.

Da questo punto la storia la conoscete tutti, quello che posso dirvi come tocco personale è che i primi dev kit di OCULUS ci apparsero moderatamente promettenti, qui in quella che sarebbe divenuta IMMERXIVE.

Una marea di problemi da risolvere, ma qualcosa si cominciava a vedere, anche in senso letterale.

Io ero dalla parte degli scettici, dopo 20 anni ancora gli stessi problemi? Risoluzione e lag?

E poi è successo. Mi sbagliavo: la generazione corrente di apparecchi risolve quasi in toto i vecchi problemi, altri ne rimangono (primo di tutti il tethering), ma qui ora la la questione cambia:

La Realtà Virtuale è qui per restare, che uso ne faremo?

Sarà come nei romanzi Cyber che amavamo tanto tutti, e in quale versione? Chiusi in gabbie con il casco in testa, a rimirare immaginarie palme?

O piuttosto a costruire realtà alternative di espressione, dove persone possano costituirsi in comunità e condividere esperienze?

Un mondo che si possa programmare e riprogrammare, dall'interno più che dall'esterno,

uno spazio di espressione in cui chiunque possa autorappresentarsi in più modi e versioni,

dove le identità si possano indossare come vestiti,

gender-etnicità-nazionalità siano fluidi o del tutto ininfluenti, così come la posizione nello spazio fisico,

un universo parallelo dove le regole non valgano più, e di nuove se ne possano inventare.

Ecco la risposta alla fatidica domanda. Seguiteci in questo viaggio.

Alessio

Immerxive - AR & VR
Alternate Realities