#VinoAlVino/5 — Imola e il Sangiovese… cuore della Romagna

Il quinto appuntamento con il nuovo LetteraTER tutto dedicato al Vino dell’EmiliaRomagna — Ogni mercoledì e giovedì mattina di Agosto sull’hashtag#VinoAlVino ripercorreremo il viaggio di Mario Soldati alla scoperta dei vini genuini dell’Emilia Romagna.

#Vino alVino è il gioco di lettura e riscrittura su Twitter che TurismoER dedica a “L’Emilia Romagna in viaggio verso EXPO”, il percorso che per oltre un mese, da Rimini a Piacenza e poi a Milano, attraverserà il territorio, le armonie, le tradizioni e i prodotti agricoli dell’Emilia Romagna.


Mercoledì 19 Agosto 2015 #VinoAlVino/5 — Imola e il Sangiovese… cuore della Romagna

A Imola nel cuore politico e vitivinicolo della Romagna.
L’Albana vinificata in bianco da Mario Neri.
Di cantina in cantina (senza dimenticare le trattorie).
Prime Intuizioni sui segreti del Sangiovese.

Quando si entra nel palazzo comunale di Imola, si ha l’impressione di entrare in “un cuore” d’Italia: dell’Italia di ieri l’altro e di ieri nell’Italia di oggi, che qui appaiono complesse, unite, inestricabilmente coinvolte. Costruito nel XII secolo, all’epoca dei Comuni, rivela traccia di tutti i secoli successivi, durante i quali fu ampliato, abbellito, garbatamente modernizzato. Gli uffici del Sindaco sono di splendida architettura e di intatto arrendo settecentesco. Infine ai quattro angoli della Aula Conciliare, c’è tutta la nostra storia più recente, rappresentata da quattro busti: Il Conte Giovanni Codronchi, uomo politico di destra del Nuovo Regno e dell’Italia umbertina, deputato, senatore, ministro, amicissimo del Minghetti; Giuseppe Scarabelli, grande geologo e paletnologo, Andrea Costa, fondatore del partito socialista; Anselmo Marabini, fondatore di quello comunista.

Ho detto “un cuore” e non “il cuore” perché, senza dubbio, l’Italia, per sua natura e per sue vicende, ha molti cuori.

Ma la Romagna forse è quello che batte con maggiore violenza. Fascista, certo, e pur cause: ma, proprio per questo, e ancora di più, antifascista.

Le cooperative agrarie di Imola furono le sole che il fascismo non riuscì mai a distruggere”: questa è una delle prima cose che mi dice il giovane sindaco di Imola, Amedeo Ruggi.
Passo con lui l’intera giornata. Mi accompagna nelle vigne e nelle cantine.

Mi svela la Romagna e, senza volerlo, se stesso. Di tutti gli amministratori pubblici che ho conosciuto, nessuno mi sembra, come lui, sindaco nato.

La viticoltura è una delle attività più importanti dell’Imolese. I vini più pregiati, anche qui, come nel resto di tutta la Regione, salvo la zona del Lambrusco, si fanno in collina.

Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna

Sulle alture di Dozza, nel vecchio castello, visito la prima enoteca di mio gusto:

perché non ha assurde, irrealizzabili, ambizioni enciclopediche, ma si limita ad esporre tutti i vini del luogo, e soltanto quelli.
Compatibilmente con l’ondosità del terreno, anche qui si venera, nelle vigne, la geometria.

Le pere e le mele sono uno dei più gravi crucci del signor sindaco: una vera disperazione. Anche quest’anno, nell’Imolese come altrove, per esempio nel Modenese, la produzione delle mele e delle pere ha superato la richiesta del mercato. Per “tenere su i prezzi” è stato dunque necessario gettare via grandi quantitativi di frutta. Uno spettacolo che stringe il cuore.

Per fortuna il boom del vino non accenna a diminuire: le vigne continuano a rendere.

Assaggio da Galeati Albana, Sauvignon, Trebbiano, Sangiovese. E’ straordinaria l’alta gradazione alcolica, che tutti questi vini normalmente raggiungono qui, specialmente quando le uve sono in collina.

Altra particolarità, l’Albana dolce è una conseguenza del tipo di terreno su cui è coltivata: quando cioè le vigne sono vicine ai cosiddetti “buldùr” (bollitori), sorta di piccoli vulcanici naturali simili a geyser.

L’Albana è di colore dorato-ambrato, proprio perché le bucce, con cui fermenta, sono ricche di tannino. Ed ha un gusto speciale, dolciastro, anche quando non si tratta del tipo dolce, un sapore quasi da arachide tostata, che ricorda un po’ il Greco di Avellino, e non a tutti riesce sempre gradevole.

Colazione a Sasso Morelli, in pianura, alla Sterlina, un’osteria dove, a me e ai miei compagni di viaggio, sembra che le donne della cucina, senza saperlo, siano entrate in gara con quelle di Sorbara, di Castell’Arquato, di Rivergaro, per riportare la vittoria finale.

Tre qualità di pastasciutta. Fra cui i famosi Garganelli,

fatti in casa con l’aiuto di un pettine di telaio, morbidissimi, quasi impregnati di ragù.

E poi un colossale grigliata di varie qualità di carne, primissime le braciole di castrato. E le piadine, focacce piatte, salate, non lievitate, diverse dai borlenghi, più semplici, ma certamente non inferiori.

E’ stato qui, ad ogni modo, assaggiando i vini del Neri, ammirando il pane che era in tavola, e spiando curiosamente nelle cucine, che ho intuito, di colpo, l’esistenza di quel rapporto triplo che ho detto, e che esiste, in Emilia e in Romagna, tra il cibo, il vino e le donne.

Vediamo ancora le cantine dei Pasolini e di Bufferli. La grande azienda vitivinicola è al Castello di Montericcio, presso Imola, un promontorio sulla pianura. Desideri Pasolini ci riceve con uno sfavillio di gentilezze: e con i vini e con le piadine di rito, mi fa conoscere, per la prima volta,

lo Squaccherone: un formaggio fresco, più liquido della ricotta, più lieve dello stracchino, scivoloso, saporoso, indimenticabile.

Dal Nobil Uomo Luciano Bufferli, in un a rustica villa-cantina-piccola azienda, tra la valle del Sellustra e quella del Sillaro, comincio finalmente a capire che cosa sia il Sangiovese.

E’ eccelso, profumato lontanamente di lampone, colore rubino intenso, sapore asciutto e un po’ tannico, retrogusto gradevolmente amarognolo, violento ma fresco, di una freschezza sua naturale e indipendente dalla temperatura.

Non c’è dubbio possa invecchiare bene: ma secondo me solo in certi casi e cioè secondo le zone in cui le uve sono coltivate. Qui in Romagna penso che il Sangiovese sia ottimo di un anno o due. Ma non pretendo di affermare una verità assoluta.

In ogni caso sono invece sicuro che il Sangiovese naturalmente un vino comune ma, talvolta, di classe: come per esempio il Beaujolais e la Barbera.