#VinoAlVino/6 — Faenza e Brisighella

Il sesto appuntamento con il nuovo LetteraTER tutto dedicato al Vino dell’EmiliaRomagna — Ogni mercoledì e giovedì mattina di Agosto sull’hashtag#VinoAlVino ripercorreremo il viaggio di Mario Soldati alla scoperta dei vini genuini dell’Emilia Romagna.

#Vino alVino è il gioco di lettura e riscrittura su Twitter che TurismoER dedica a “L’Emilia Romagna in viaggio verso EXPO”, il percorso che per oltre un mese, da Rimini a Piacenza e poi a Milano, attraverserà il territorio, le armonie, le tradizioni e i prodotti agricoli dell’Emilia Romagna.


Giovedì 20 Agosto 2015 #VinoAlVino/6 — Faenza e Brisighella

Sono accolto dallo stato maggiore della Cantina Sociale di Faenza.
Il Sangiovese è anche di pronta beva.
Approssimazioni sui vini della Romagna dopo assaggi copiosi.
Vado a Brisighella per vedere la casa di Giovanni Albonetti innamorato dalla libertà.
La Comunità dei nostri sogni.

Il giorno dopo a Faenza, la Cantina Sociale. Tutto lo stato maggiore: il presidente, il consigliere, il direttore e il vicepresidente e Presidente dell’Ente di tutela vini regionali, inventore del “Tribunato”, un club che raduna esperti, letterati e personalità varie intorno alla celebrazione e alla promozione dei vini di Romagna.

La Cantina Sociale di Faenza vinifica, ogni anno, circa 270.000 quintali di uva, ottenendo circa 200.000 ettolitri di vino. Sangiovese, Albana, Trebbiano.

Una grande quantità destinata al taglio, o venduta per la fabbricazione del vermut e dei liquori. Ma una parte è riservata al consumo diretto e, da qualche tempo, la Cantina Sociale ha provato, con grande successo, a produrre qualità pregiate.

Faenza

Oltre le immense cisterne di vetro e cemento per il vino di massa, ho visto bellissime botti di Rovere di Slavonia, dove, appunto, si conserva il vino di qualità extra, prima di imbottigliarlo.

I romagnoli, che si dedicano alla produzione vinicola, si lamentano, non senza ragione, che il marchio del Gallo, antico emblema delle Romagne, sia, invece, stato attribuito legalmente alle etichette di un certi tipo di Chianti a denominazione controllata. I romagnoli hanno provveduto ad inventare un altro marchio: il volto barbuto del Passatore. Va bene anche quello. Ma non è la stessa cosa.

E poi, perché continuare ad associare la Romagna al volto di un bandito, sia pure simpaticissimo.

I miei compagni partono in aperta polemica contro l’opinione comune che il Sangiovese sia un vino da “pronta beva”: buono soltanto da giovane. Insistono che si tratta di un pregiudizio, a cui portano il loro contributo gli stessi letterati e scrittori romagnoli. Dico sinceramente la mia.

E concludo, che si può almeno essere tutti d’accordo sul fatto che il Sangiovese sia, anche, di pronta beva.

Mi dicono che un ottimo vino che si fa in Romagna è anche il trebbiano della pianura, per esempio il Savana.

Si predica contro l’uso della ceralacca sui tappi. La ceralacca, si dice, è solubilissima nell’alcol. Basta un minimo frammento, per rovinare completamente il vino. Non possiamo non dargli ragione, e gliela diamo, collegialmente.

Gli assaggi cominciano e si accavallano: di fronte a noi una tavolata lunga parecchi metri e carica di bicchieri e di bottiglie di vini diversi, tutti romagnoli.

Dopo colazione, finché c’è ancora un po’ di luce, vado a Brisighella, la patria del mio amico Albonetti, uomo innamorato della libertà, il quale purtroppo non ha potuto raggiungermi qui, come aveva promesso.

Foto di michele via Flickr https://flic.kr/p/np5ukg

Brisighella è una cittadina meravigliosa, in leggero sbalzo sulla pianura, ai piedi di tre altissimi, scenografici, colli: la snella vetta su cui sorge la torre dell’orologio, la Rocca centrale, e la Chiesa del Monticino.

Ma più mi affascina la via che scende dolcemente verso ponente e dove, in fondo, a sinistra, c’è la casa del mio amico.

Le case sono una attaccata all’altra, di qui e di la tutte eguali o quasi eguali, come dimensione e come disegno: tre finestre al secondo piano, tre al primo e al centrale col balcone, due al terreno, con al centro, sotto il balcone, un posticino di legno: e tutte molto diverse di colore, in una gamma di squisite sfumature.

Vari toni si alternano negli intonaci e nelle persiane: vari bianchi, verdi, rosa, marroni, gialli, albicocca…

E l’effetto generale è stranamente riposante: come un paese idealmente ordinato e organizzato, dove, però, ciascuna famiglia o, piuttosto, ciascun capofamiglia sia libero di seguire i propri gusti, senza dare fastidio agli altri.

Percorro adagio la via. Alla fine mi accorgo che tutte le case, sul retro, danno ciascuna sul proprio orticello o giardinetto privato: una fila verso la pianura, e verso la colina l’altra…

Amico Albonetti, non è forse la Comunità dei nostri sogni?

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