Dark Circus. Siete venuti in tanti e ne uscirete…

Filrouge è un workshop di Teatro e Critica, all’interno di Romaeuropa Festival, dedicato allo storytelling e alla critica teatrale. Altre info sul progetto.

Photo : Christophe RAYNAUD DE LAGE

Con l’entusiasmo di chi sa ancora lasciarsi stupire dalle cose semplici, per Stereoptik fare teatro significa essenzialmente giocare con la materia. Ciò che più colpisce è la naturalezza disarmante con cui i polistrumentisti francesi realizzano singolari architetture visive. La presenza viva dell’attore e l’incessante corpo a corpo con il testo, tipici di un teatro più classico, cedono qui il posto a continue metamorfosi di oggetti d’uso quotidiano. Versatilità e sperimentazione sono i timonieri convocati dal duo alla guida delle loro traversate teatrali. Lo conferma l’ultimo progetto artistico della compagnia, Dark Circus, frutto di una collaborazione con Pef (Pierre Ellie Ferrier), amato autore e illustratore di libri per l’infanzia.

Una tela trasparente sullo sfondo e un videoproiettore sul proscenio accolgono lo spettatore e lo preparano al viaggio in un universo nostalgico e fiabesco.

Secondo una lineare divisione geometrica si scorgono due postazioni: a sinistra, un’invasione di strumenti musicali, a destra, un tavolo da disegno incorniciato da una folla di sagome di cartone di diverse fogge e dimensioni.

Questo l’allestimento scenico di Dark Circus, spettacolo di animazione dal vivo, nato da un ricco arsenale della creatività, in cui dal 2009 Stereotipik modella opere in grado di rovesciare meraviglia negli occhi di chi le guarda.

Volto serio, ma non serioso, Maillet abbraccia la chitarra e fa il suo ingresso su una griglia di accordi. Bermond lo segue girando lentamente la manovella di un rullo scorrevole, proprio come avveniva nel cinema degli esordi.

Con l’ausilio di carboncini e la tecnica della sand art, comincia a tracciare su un foglio vuoto le linee del tendone di un circo che sarà presto abitato da un caleidoscopio di bizzarri personaggi. Ogni disegno appare in tempo reale sullo sfondo retroilluminato, viene catturato da piccole telecamere poste in alto e proiettato direttamente sullo schermo più grande. Le brevi sequenze di animazione non sono registrate su pellicola, ma vengono costruite interamente sulla scena; un collaudato meccanismo ingegneristico che solletica, fin da subito, la fantasia dei più piccoli seduti in prima fila, tanto che uno di loro commenta senza accorgersene: “Wow, mamma è pazzesco!”.

«Signori e signore. Cari bambini, benvenuti al Dark Circus, lo spettacolo che mantiene le promesse. Siete venuti in tanti e ne uscirete affranti», recita una marionetta di cartone bidimensionale che ricorda quelle del teatro d’ombre. Occhi incavati, viso spettrale, aria stralunata, perfetto per un film di Tim Burton, lo stravagante show-man introduce, di volta in volta, le disastrose avventure in bianco e nero dei circensi dai destini tragicomici.Tra questi: George Smith, coraggioso uomo cannone giunto dal Minnesota e pronto per essere scaraventato sulla luna; un domatore alla disperata ricerca di un cavallo fuggito via; un lanciatore di coltelli che sbaglia mira; una trapezista spericolata che precipita nel vuoto; un giocoliere che si serve di una pallina crudele e inafferrabile come una pallottola.

Photo : Christophe RAYNAUD DE LAGE

Le parole intrise di humour tagliente si mescolano in modo organico a un’orchestra di musica e immagini. Numerosi sono gli strumenti tradizionali impiegati: carta, inchiostro, matite, pennelli, torce, tastiera, synth, tamburo e fisarmonica. Di frequente è la mano dei due visual artist a comparire sulla lavagna luminosa, muovendosi in sincronia con la marionetta e rendendo più evidente il rapporto tra colui che crea e la propria creatura. A conferire un tocco noir a una storia, già di per sé surreale, intervengono gli effetti di dissolvenza ottenuti grazie all’utilizzo dell’acqua, contenuta in una teca di vetro, con cui Maillet dà vita a fluttuanti composizioni visive.

Chi spera di riuscire a trovare il trucco deve arrendersi. Non c’è alcuna tecnologia sofisticata, nessun montaggio, né computer. Quello che avviene sul palco della Pelanda è un lavoro di artigianato puro in comunione con il pensiero di due artisti che si considerano figli di un’epoca senza il digitale; i veri colpi di scena sono regalati dal racconto, il cui finale arriva come un grande punto esclamativo.

La pallina rossa che avevamo lasciato sul naso del clown, torna per colorare tutto ciò che tocca. Come una scheggia impazzita rimbalza dal tetto di un edificio all’altro che nel frattempo hanno detto addio al loro grigiore. Ogni pennellata restituisce un’ esplosione di tinte sfavillanti e accompagna la sfilata di tutti i protagonisti strampalati a cui il pubblico non ha potuto fare a meno di affezionarsi.

Diana Morea.

Durata 60′

Concept STEREOPTIK Con Romain Bermond, Jean-Baptiste Maillet
A partire da una storia originale di Pef (Pierre Elie Ferrier)
Sguardo esterno Frédéric Maurin
Regia generale Arnaud Viala in alternanza con Frank Jamond
Produzione STEREOPTIK
Coproduzione L’Hectare scène conventionnée di Vendôme, Théâtre Jean Arp scène conventionnée di Clamart, Théâtre Le Passage scène conventionnée di Fécamp, Théâtre Epidaure de Bouloire — Cie Jamais 203
Sostegno Théâtre de l’Agora scène nationale di Evry e l’Essonne, L’Echalier/Saint-Agil, Théâtre Paris Villette, MJC Mont-Mesly Madeleine Rebérioux/Créteil
Dark Circus beneficia del sostegno alla produzione del Ministère de la Culture et de la Communication / DRAC Centre-Val de Loire et de la Région Centre-Val de Loire