Orestea?

Lo spettacolo di Romeo Castellucci, Socìetas Raffaello Sanzio è andato in scena senza la terza parte, le Eumenidi. Una riflessione

Filrouge è un workshop di Teatro e Critica, all’interno di Romaeuropa Festival, dedicato allo storytelling e alla critica teatrale. Altre info sul progetto.

Dal 4 al 6 ottobre al Teatro Argentina di Roma è andata in scena Orestea (una commedia organica?) della Socìetas Raffaello Sanzio. O forse no?

Lo spettacolo sta per cominciare, Romeo Castellucci sale sul palco, schiarisce la voce, annuncia che il terzo capitolo non si farà. Un problema di permessi per la presenza di sei macachi sulla scena. E allora niente Eumenidi, nessuna persecuzione, alcuna redenzione.

Della questione burocratica si sta parlando un po’ ovunque, ma l’interesse va rintracciato anche altrove. Un’opera amputata di una parte spinge a riflettere sulla natura dello spettacolo, sulla restituzione di un tutto che dovrebbe essere organico.

Allora cosa ha visto lo spettatore? Un’Orestea tronca? Una parte dell’Orestea? O qualcosa di completamente diverso? La questione sembra cavillosa, ma è invece buona palestra per guardare al teatro. Sarebbe interessante interrogare il regista, capire cosa sia stato per lui questo spettacolo inaspettato. Chiedere se è stata un’operazione onesta proporlo così (non entriamo certo però nel merito di questioni di mercato). Un dialogo sincero tra chi il teatro lo fa e chi lo vede.

Per chi racconta gli spettacoli — critici, storici e intellettuali — si pongono problemi di metodo. Possiamo capire l’Agamennone senza aver visto Le Eumenidi? Forse no, ma si impone comunque l’obbligo di un punto di vista su quel che ha offerto la scena.

Allora possiamo parlare di questa Orestea non per quel che è stata, ma per quello che ha deciso di non essere. Possiamo sperimentare qui il teatro come luogo dei possibili, luogo da indagare oltre la staticità dell’oggetto-spettacolo.

Eppure rimane forte la sensazione di non aver visto l’Orestea di Castellucci. Che anche fossero stati tagliati solo cinque minuti parrebbe la stessa cosa. Un’inaspettata situazione diventa quindi momento per la riflessione. Non accetteremmo mai di vedere solo una parte di un quadro. Con un Caravaggio il rischio sarebbe di incontrare ombre o esclusivamente luce. La testa di Oloferne dice poco senza il volto di Giuditta, per non parlare della vecchia a suo fianco che scruta il lavoro meticoloso d’assassinio.

In fondo è il problema degli storici del teatro: il carattere effimero dello spettacolo che si consuma nel momento in cui avviene. Il non vedere per uno storico è un problema quotidiano, cui rimedia con l’appoggio amico delle fonti, recensioni e scritture, carteggi e perché no anche romanzi. Briciole lasciate da testimoni parziali, racconti di chi ha avuto la fortuna di vedere. Gangli dello spettacolo che è necessario portare a galla.

Orestea, una commedia organica? Mai come in questo caso il punto interrogativo pare legittimo, allora trasformiamo questa occasione in un problema di restituzione. Perché quello cui abbiamo assistito a suo modo è stato un evento raro, e per questo prezioso.

Doriana Legge

ORESTEA (una commedia organica?)

Di Romeo Castellucci Musica Scott Gibbons 
Persone del dramma 
CONIGLIO CORIFEO Simone Toni
CASSANDRA/PIZIA NicoNote
CLITENNESTRA Marika Pugliatti 
AGAMENNONE Loris Comandini 
EGISTO Georgios Tsiantoulas
ORESTE Marcus Fassl 
PILADE Antoine Marchand
ELETTRA/ATENA Carla Giacchella
APOLLO Enzo Lazzarini HERMES Giorgio Consoli

Foto © Guido Mencari (Odéon 2015)