Romània mia

Sono stata in Romania per una settimana e ho deciso di impilare qui di seguito un po’ di foto che ho scattato nell’arco di quella settimana con qualche parola di contorno. Non è che siano chissà che fotografie o chissà che parole, ma in questi anni di sporadico girovagare ho notato che, malgrado la mia capacità di ricordarmi quasi tutto, dopo un po’ che ho fatto un viaggio non mi ricordo la cronologia degli eventi, i nomi dei luoghi, se il viaggio è avvenuto davvero o l’ho solo immaginato eccetera, quindi questa pagina diventerà una risorsa preziosa. Non chiamatelo diario di viaggio o roba del genere, altrimenti mi viene una colica renale dalla vergogna e quando guardo nello specchio rischio di vederci Syusy Blady.

Questa qui sopra è la stazione ferroviaria Nicolae Bălcescu. Io e la mia amica Marta, l’amica con la quale di solito faccio viaggi squattrinati di questo tipo, ci siamo arrivate in taxi dall’aeroporto di Constanța. Il tassista Dan, che parlottava un qualcosa di italiano, ha tentato di dissuaderci dall’attendere il treno quattro ore insinuando che il biglietto costasse 50 euro (ne costava circa 4). Mi ha dato il suo numero nella speranza che avremmo ceduto e deciso di farci scortare da lui, numero che ho utilizzato per uno scopo più nobile il giorno seguente.

Ciao Dan, hai provato a fregarmi ma ti ricorderò con affetto immortale.

Il capotreno di un treno che era un solo vagone azzurro di una ventina di metri.

Con il treno sono arrivata a Tulcea, una cittadina che affaccia sul delta del Danubio. I luoghi con porti, moli, attracchi sono belli quasi sempre, anzi, togliamo pure il quasi. Sono luoghi superiori. Le masse d’acqua sono importanti. Se vivete in un luogo che ne è sprovvisto: mi dispiace molto.

Da Tulcea ho preso un battello per Sulina che navigava in mezzo al suddetto delta. C’erano un sacco di anziani e di scatole con dentro pulcini pigolanti che non ho capito cosa andassero a fare a Sulina.

Ad aspettarmi a Sulina ho trovato un quieto, rassicurante nulla. Da un luogo collegato con il mondo civilizzato esclusivamente da un battello giornaliero d’altronde non c’era da aspettarsi alcunché di diverso. Posato lo zaino in albergo mi sono incamminata verso la spiaggia, e ho una rivelazione sconvolgente da fare: il Mar Nero è blu. E nemmeno blu scuro, proprio un blu standard che più standard non si può.

Di nuovo in battello (stavolta alle 7 del mattino, tanto per farvi provare ammirazione per il mio eroismo), di nuovo Tulcea, poi un piccolo autobus con il quale ho raggiunto Brăila, e da Brăila un altro piccolo autobus con il quale ho raggiunto Brașov. Brașov ha funto da base per visitare Zărnești, dove ci sono degli orsi che se la sono vista brutta, e Sinaia, dove c’è il Castello di Peleș. Ho anche preso una funivia per raggiungere il Monte Tampa.

Non solo né con tutti.

Al mio trafelato arrivo alla stazione il piccolo autobus quotidiano che da Brașov mi avrebbe portato direttamente a Pitești era pieno, così per raggiungere Pitești ho dovuto imprecare e passare per Târgoviște e per Găești, i cui abitanti non vedevano uno straniero dal luglio del ’97. Da Pitești ho potuto raggiungere la fortezza di Poenari, salendo l’atroce bellezza di 1480 gradini. Gradini, capito? In salita. Alcuni molto ripidi. Millequattrocentottanta. Forse non li ho saliti davvero, è stato tutto un sogno, forse sto ancora vivendo quel sogno e tra poco mi sveglierò nel letto dell’ostello di Pitești e la mia amica Marta mi dirà «su, alzati, dobbiamo andare alla fortezza di Poenari, dobbiamo salire 1480 gradini. In salita. Alcuni molto ripidi. Millequattrocentottanta».

Il mio entourage.
Da quaggiù a lassù muovendo le gambe e basta.

Quindi Bucarest, per un solo giorno di brutto tempo che mi ha permesso di arrivare al cospetto del Palazzo del Parlamento, fare tre foto di numero e infradiciarmi malamente sotto un acquazzone con tanto di tuoni, fulmini, raffiche di vento e onde sollevate da autoveicoli sulla via della corsa ai ripari in ostello. Ostello in cui ho fatto conoscenza con un uomo iraniano che mi ha offerto delle prugne sospette e parlato a lungo delle proprietà salvifiche dell’acqua. Il mattino seguente, con le scarpe ancora bagnate, ho preso l’aereo e ho fatto ritorno a casa mia.

Della Romania mi è piaciuto che lì tecnicamente ero quasi ricca, ma non solo. Nel caso in cui gradiate i posti poco pretenziosi vi consiglio di andarci. Se siete arrivati fino in fondo vi meritate un bonus, eccolo qua:

Salutiiiiiiiiiii iiiiii
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