La creatività omologata.

Viviamo in un mondo di conoscenza diffusa, di opportunità intellettuali, di rapporti diretti con chi influenza il pensiero, di immersione costante in un brodo di tendenze culturali mondiali.

Viviamo in un sistema digitale di rapporti praticamente infinito, sistema che però influenza la nostra vita più per la quantità di tempo che gli dedichiamo che per la consistenza del pensiero o delle azioni che ne scaturiscono.

Parliamo, interagiamo, creiamo pensiero dal pensiero senza però quansi mai creare qualcosa di originale: rimastichiamo all’infinito pensieri già masticati.

In un contesto potenzialmente e infinitamente creativo l’omologazione nella comunicazione sta invece rendendo la creatività appiattita sull’attesa del’interlocutore.

Scriviamo per riempire gli spazi, per compiacere, per essere accreditati, per dare una carezza al nostro ego.

E il livello generale è confortevole, senza quella spinta scomoda dei pensieri pugno che spingono alla riflessione spesso nascosti da strategie comunicative create a tavolino.

E la rete è solo la glassa digitale di un processo che vediamo nel quotidiano delle nostre città. L’omologazione della politica, dell’arte, della cultura, degli approcci umani. La spinta di rottura e contestazione che nel tempo ci ha portato a ripensare le nostre esistenze non esiste più sostituita da una finta discussione preconfezionata.

La creatività asservita a comodi percorsi guidati per non scuotere le coscienze e perpetuare questo stato di indolenza iperstimolata.

Essere collegati al mondo non basta per cambiarlo e renderlo migliore. Bisogna rompere gli schemi: intruppati in social nazioni come facebook in cui i nostri comportamenti vengono pilotati su percorsi comodi e commerciali lasciando un finto spazio da riempire solo con ciò che è permesso non cambierà il mondo.

Lo renderà solo più ordinato e gestibile.

Rompere gli schemi anche nell’ascoltare di più quelli che li rompono, uscendo dalla nostra comoda poltrona digitale e dal palinsesto followers che ci siamo creati.

Cercare una nuova via digitale, cercare una nuova modalità di vivere le nostre città in maniera meno passiva, forse.

Cercare di non sprecare questa nuova era.

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