La Sardegna non è Cagliari.

Traggo spunto dall’articolo di Vito Biolchini “Ma quale Cagliaricentrismo! Il problema sono i sardi che rifiutano la cultura urbana” per proporre alcuni miei spunti di riflessione.

Sono di Cagliari, ci ho vissuto e lavorato fino a 3 anni e la amo davvero tanto. Conosco benissimo i cagliaritani, conosco bene il resto della Sardegna. Per questo non sono d’accordo sul fatto che non siano i sardi a rifiutare una cultura urbana perché la maggior parte dei sardi non la vivono ma perché ritengo sia sbagliato cercare un modello urbano che non rappresenta al meglio la eterogeneità della nostra isola.

Cagliari negli ultimi anni è cresciuta in fretta sfilacciandosi i vestiti che non ha fatto in tempo a cambiarsi, senza avere il tempo di maturare la coscienza di dover essere faro della Sardegna e non imbuto in cui tutto deve confluire. La Sardegna è fatta di piccoli centri, di ruralità, di coste, di agglomerati urbani che forse non potranno chiamarsi città metropolitane ma forse almeno città sì. Ecco, io penso che la Sardegna debba trovare la sua strada di modernità valorizzando il suo passato di piccoli centri, di agricoltura sostenibile, di turismo consapevole, di artigianato e ovviamente di cultura.

Non desidero vedere le città diventare sempre più metropoli e le zone periferiche diventare prima irrilevanti e poi inesorabilmente morte.

Cagliari è motore politico, economico, spinta culturale e artistica, agglomerato metropolitano ormai anche riconosciuto giuridicamente.

Ecco, parta da questa consapevolezza e prenda atto che il modello “Cagliari” ha senso solo a Cagliari e che invece è giusto riconoscere e agevolare la sopravvivenza e lo sviluppo di altri modelli. Un po’ come pensare che la Costa Smeralda rappresenti il modello turistico adatto alla Sardegna: è un modello che funziona ma non va bene come modello replicabile.

Il cagliaricentrismo non è un’invenzione giornalistica, è l’attenzione politica ed economica per un agglomerato urbano che raccoglie un terzo della popolazione della Sardegna. Ci sta, i grossi centri da sempre hanno maggior attenzione e non è che chi lo rileva lo faccia perché abbia astio nei confronti dei cagliaritani ma perché è oggettivamente così. Di fatto metà Sardegna è efficiente in maniera più che sufficiente mentre l’altra non lo è.

Cagliari è città adulta, ormai. Per questo abbia la maturità di pensare anche al resto della Sardegna non solo per andare in trasferta a vedere la Dinamo, a Capodanno ad Alghero, a visitare il MAN di Nuoro o a comprare torrone per Autunno in Barbagia.

Essere meno egoisti e aperti anche nell’interessarsi a quello che succede oltre la pagina della cronaca di Cagliari, essere attivi nell’usare le grandi opportunità e visibilità di cui dispone per coinvolgere il resto della Sardegna in un progetto prima di tutto culturale ed eterogeneo per mantenere anche le radici culturali che fanno della Sardegna un unicum nel mondo.

Amo Cagliari, è la mia città.

Spero che diventi la mia Regione.

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