Quando prima seguivo i bioritmi e ora gli algoritmi.

Ricordo quando al mattino mi alzavo e guardavo subito il cielo cercando di indovinare il vento.

O quando passavo le ore in spiaggia a respirare e pensare fissando lo sguardo sull’orizzonte.

Di quando se non avevo voglia di fare nulla non facevo nulla.

Ma non quel nulla condito di un film sul divano, di un disco ascoltato, di uno sguardo ai social network.

Il nulla fatto dell’ascolto del proprio corpo, del far appoggiare i pensieri in strati utili ai ragionamenti dell’indomani.

Oggi non è così, e non perché il tempo libero sia inferiore per questioni lavorative. Non è così perché seguire i bioritmi è complicato e spesso visto come uno spreco di tempo. Tutto è offuscato da altre priorità, la quantità di informazioni, di stimoli, di connessioni rende la vita un fluire continuo, un bagno digitale dove non c’è spazio per le pause “inutili”.

Nell’Era Bioritmica la scoperta era un momento che necessitava di tempo, di pazienza, di capacità ma anche e spesso di fortuna. Esploratori del mondo dove il nostro essere era più responsabile della direzione da prendere.

Ora spargiamo ovunque i nostri desideri, le nostre azioni, i nostri pensieri che impalpabili ingegneri digitali automatici codificano e fanno diventare scoperte probabilmente attese senza per queste dover perdere tempo prezioso.

L’Era Algoritmica ci fa trovare le notizie che più ci piacciono, propone le conoscenze affini, i prodotti che quasi sicuramente desideriamo comprare, lo svago che sogniamo. Gli algoritmi fanno il lavoro sporco e oneroso, ci tolgono l’impiccio di dover scavare per trovare una notizia, ci liberano del fastidio di capire quale film o disco potrebbe piacerci, ci portano in casa i prodotti che altrimenti dovremmo cercare addirittura uscendo di casa. Fanno addirittura di più, nei micromondi digitali: creano per noi reti sociali nelle quali possiamo trovare un ambiente confortevole e passare del tempo con persone simili a noi. Un universo creato da algoritmi che lavorano indefessi per noi, portando l’umanità verso scoperte logiche.

L’analisi semantica sempre più spinta anche nelle conversazioni private porterà sempre più a un mondo ritagliato su misura per noi.

È tutto davvero comodo e questa è l’evoluzione che sarà impossibile da evitare.

La differenza la colgo io e chi, come me, al mattino guardava il cielo per scorgere il vento.

Chi nascerà nell’Era degli Algoritmi troverà stupido farlo, troverà normale avere una vita suggerita e troverà stupido perdere tempo.

L’evoluzione degli uomini sarà allora al punto decisivo, quando la pervasività degli algoritmi sarà al punto che decideranno le strategie economiche, social e di sviluppo sulla base di codici e dati.

Un mondo digitale di algoritmi che plasmerà una umanità come un palinsesto TV assecondando i desideri dei telespettatori.

Sarà in quel momento che l’uomo diventerà finalmente una perfetta macchina per creare dati e comportamenti per nutrirli.

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