Maxi-referendum in Svizzera: bocciato il reddito di cittadinanza

Il 5 Giugno sono stati resi ufficiali i dati, più o meno prevedibili, del referendum più sostanzioso (nei contenuti) degli ultimi tempi per la Svizzera. Il 76,9% dei votanti ha detto No al reddito di cittadinanza (con un’affluenza che è stata del 46%, valida considerando che non è richiesto il quorum) e alla velocizzazione delle procedure di asilo con il 66,8% di consenso. Nella prima proposta, il reddito “minimo garantito” sarebbe consistito in un importo mensile di 2.500 franchi (al cambio circa 2.500 euro) per gli adulti, e di 625 franchi (circa 570 euro) per gli adolescenti e i bambini. Questa misura è stata fortemente osteggiata dal Consiglio Federale che l’ha dichiarata dannosa per le dinamiche del mercato del lavoro e per ragioni finanziarie. Per quanto riguarda la seconda proposta, sarà prevista la conclusione degli atti per l’asilo in 140 giorni, e inoltre verranno creati apposito centri finanziati dalla Confederazione e con il patrocinio gratuito per i richiedenti. In generale è passato lo schieramento del Governo svizzero che sosteneva, per le altre proposte referendarie su cui i cittadini sono stati chiamati a votare, il No all’utilizzo dell’intero gettito, proveniente dall’imposta sugli oli, per le strade nazionali; il No all’obbligo sull’utilizzazione obbligatoria dei guadagni delle grandi società pubbliche per investimenti all’interno delle azienda stesse; il Sì alle diagnosi pre-impianto nelle procedure di fecondazione assistita. La sostanziale vittoria della linea governativa è stata anche e soprattutto un compromesso con la destra nazionalista e il fronte anti-immigrazione che godono di ampio consenso nel paese.