L’ultima cosa che l’uomo avrà bisogno di fare - la vita accelerante di Raymond Kurzweil

Ad un certo punto, nel suo libro “Essere una macchina”, Mark O’Connell introduce il concetto di Singolarità tecnologica. Per farla — molto — breve, vi basti sapere che questa teoria ipotizza l’avvento di un momento in cui il progresso tecnologico arriverà oltre l’umana capacità di comprensione: un momento dopo il quale, un’intelligenza superiore (presumibilmente artificiale) prenderà il sopravvento. Un ulteriore, apocalittico sviluppo è la “Legge dei ritorni acceleranti” (anche qui, in breve, possiamo definirla una variante della “Legge di Moore” – con cui viene spesso confusa). L’uomo che l’ha teorizzata è Ray Kurzweil.

Ai più, forse il suo nome dirà poco. I musicisti e gli appassionati di strumentazione elettronica invece avranno fatto un balzo sulla sedia. Le tastiere elettroniche Kurzweil sono state per anni lo stato dell’arte del settore, soprattutto grazie alla produzione della ‘mitica’ K250 che metteva a disposizione una sintesi sonora in grado di replicare molto fedelmente i suoni acustici.

A chiedere a gran voce l’invenzione di uno strumento che avesse le caratteristiche della K250 era stato Stevie Wonder. Amava i sintetizzatori, ma era frustrato dal fatto che restituissero un’approssimazione ancora troppo evidente delle meraviglie generate dalla conformazione ‘fisica’ degli strumenti acustici. Il risultato dell’invenzione di Kurzweil lasciò tutti senza fiato. Bisogna sapere però che Stevie Wonder non si era rivolto a lui per caso.

I due si erano conosciuti sei anni prima. Stevie Wonder infatti, aveva acquistato la Kurzweil Reading Machine. Cos’è? Facciamo un altro balzo indietro, ‘stavolta di parecchi anni. Seguitemi.

Raymond Kurzweil è figlio di un musicista e compositore e di un’artista visuale. Lo zio invece lavora ai Bell Labs: un luogo dove, già negli anni ’50, si prova a inventare il futuro, riuscendoci. È proprio lo zio a insegnare al giovanissimo Ray i rudimenti dell’informatica: il piccolo Kurzweil impara e intanto prova a far coesistere i transistor con le influenze paterne e materne. Il mix è sconvolgente, anche perché Raymond è piuttosto precoce: scrive il primo software a quindici anni e l’IBM glielo acquista. Dopo pochissimo (è ancora a scuola) ha l’idea che inizierà ad avvicinarlo al momento della storia che abbiamo interrotto.

Magari — pensa — potrei scrivere un software che emuli i brani dei più celebri compositori classici. Magari — pensa — se capisco quali sono i pattern ricorrenti presenti negli stili dei vari compositori, riesco a far sì che il mio software generi della musica che ha lo stesso stile. Togliete i ‘magari’, perché Kurzweil, un anno dopo, quel software lo realizza eccome.

Cosa c’entra tutto questo con Stevie Wonder? Nulla. O meglio: tutto, perché Raymond ha capito che insegnare alle macchine a riconoscere i pattern e a sfruttare questo riconoscimento, può portarci molto lontano. Quando arriva al MIT (poteva mai finire altrove?) non perde tempo. Si laurea in un paio d’anni (in Informatica e in Letteratura) e dopo quattro fonda la Kurzweil Computer Products, Inc. con cui sviluppa l’omni-font: un programma (come suggerisce il nome) capace di leggere un testo, scritto con qualunque carattere. Esistevano già degli scanner che integravano questa funzione, ma riconoscevano solo alcuni font. La faccenda dei pattern, a quanto pare, funziona a dovere.

Cosa c’entra tutto questo con Stevie Wonder? Tutto, perché Kurzweil a questo punto si chiede come utilizzare al meglio l’omni-font e intuisce che può diventare una macchina utilissima per i non-vedenti. Altro che Braille: i testi scritti li facciamo leggere ad una voce! Serve un software che traduca quegli impulsi in una sintesi vocale. Chi lo sviluppa? Ovviamente ci pensa Raymond Kurzweil.

Siamo nella seconda metà degli anni ’70, la Kurzweil Reading Machine suscita grande scalpore e se ne parla in televisione. Mentre segue il “Today Show”, Stevie Wonder ascolta l’invenzione di Kurzweil all’opera. E decide di acquistarla. Ne è entusiasta. Contatta Kurzweil, i due diventano buoni amici e noi possiamo finalmente riannodare il racconto lasciato in sospeso.

Se anche sorvolassimo per brevità su un’altro sviluppo dell’omni-font che porta Raymond a collaborare con la Xerox, la sua storia sarebbe già comunque sufficientemente incredibile e densa di intuizioni e invenzioni stellari. Invece c’è molto altro. Molto, molto altro. Per raccontarlo però, dobbiamo fare ancora una volta un passo indietro.

Vi ricordate il programma in grado di leggere le parole utilizzando la sintesi vocale? Kurzweil in realtà aveva pensato anche ad un’applicazione complementare: un software di riconoscimento vocale che trasformasse la voce in parole digitate. La Kurzweil Applied Intelligence (KAI) è un progetto appena più complesso che impiega qualche altro anno a vedere la luce (non troppi, comunque: esordisce nel 1987). Parlare alle macchine? Vi ricorda qualcosa? Esatto: “Siri, fai la brava e ringrazia Raymond”.

È a partire da qui che il genio di Kurzweil decolla verso le teorizzazioni di cui vi parlavo all’inizio. Perché grazie all’applicazione della KAI in campo medico (“dettare i referti senza doverli scrivere, sai che pacchia?”), Raymond decide di inventare un sistema in grado di simulare un paziente interattivo con cui gli studenti di medicina possano far pratica. Un attimo: quindi si possono ‘simulare’ gli esseri umani? E perfezionando la simulazione dell’essere umano, cosa può accadere? Vuoi vedere che le macchine possono davvero diventare un’intelligenza superiore? Sorpresa: pur essendo un uomo di scienza, Kurzweil non ha dubbi.

A questo punto bisognerebbe entrare nel dettaglio della “Legge dei ritorni acceleranti” attraverso le Curve di Crescita asintotiche e la conseguente individuazione delle “Sei Epoche dello Sviluppo”. Sembra roba complicatissima: in realtà la pagina Wiki della Singolarità tecnologica ci guida abbastanza agevolmente nei meandri dell’argomento. Se invece vogliamo chiudere il cerchio più in fretta, diciamo solo che Kurzweil ultimamente ingurgita pasti e integratori (e vino rosso) per ritardare il suo invecchiamento: lo fa principalmente perché è un transumanista, crede nell’avvento dell’era delle macchine spirituali e vuole assistere al Futuro.

Pensa te: non gli è bastato inventarselo.