Sentire, by the pricking of my thumbs

In cammino verso una visione meno antropocentrica…

Iside Fontana
Aug 9, 2017 · 2 min read

Nella nostra usuale egocentratura, siamo soliti pensare che solo noi esseri umani siamo in grado di “sentire”. Nella nostra magnanimità, comunque, siamo disposti a concedere l’attributo di senziente anche agli animali, ma che siano “superiori” cioè vertebrati, altrimenti velocemente togliamo loro le mostrine della sensibilità.

Le piante, invece, non sono proprio prese in considerazione. Si è mai visto che le piante possano “sentire”? Sono ottimi ornamenti, gran guadagno per una dieta più sostenibile e salutista, ma per il resto stanno ferme e non fanno niente.

Il team di Monica Gagliano all’Università dell’Australia Occidentale ha accettato la sfida e ha studiato la risposta delle piante ai suoni. Il rumore dell’acqua pare particolarmente attraente, al punto che esse orientano la crescita delle radici verso la sorgente sonora fino a raggiungerla. La riproduzione sperimentale del rumore della masticazione delle foglie da parte di un bruco produce invece una sorta di “acquolina” difensiva e la pianta prepara l’armamentario chimico che emetterà non appena un bruco inizierà effettivamente a mangiucchiarle le foglie. Ma la sensorialità vegetale va ben oltre, con la discriminazione sottile di un variegato mondo di odori, di colori e un raffinato senso del tatto. Sensori recettoriali in azione h24 non si lasciano sfuggire nessun segnale utile per adattarsi all’ambiente e adattarlo a sé, incoraggiando gli amici e dissuadendo i nemici.

Che sia il caso di allargare la prospettiva?

Sentire, inteso nel senso lato dell’essere sensibili e, come conseguenza, responsoriali all’ambiente in cui siamo immersi e al nostro ambiente interno, è una caratteristica fondamentale della vita.

Non si dà vita se non nella forma della vita sensibile.

Ogni creatura è piena di “antennine” che le consentono di reagire agli stimoli ambientali. La vita, che nasce unicellulare si stima almeno 3,6 miliardi di anni fa, può esistere soltanto come senziente, per captare nell’ambiente le innumerevoli sostanze nutritive e nocive, con quei meccanismi che già inducono un’ameba a spostarsi in funzione della concentrazione dei composti che sostengono la sua vita. Per quali ragioni riduzionistiche poi abbiamo deciso di proiettare sull’ameba le nostre fiacchezze da stravaccati sul divano mi pare la vera parte misteriosa della faccenda.

Allora forse per noi esseri umani è tempo di lasciarci andare ad una ricettività più avvolgente e profonda, all’ascolto primordiale di una vita che ci chiama con risuoni che echeggiano da tempi lontanissimi.

“Ascolta, Israele”, ascolta con il corpo, ascolta con le fibre più intime di te. “Non temere” di perdere il pensiero, lo ritroverai più forte. Cerca l’orientamento per radicarti più a fondo. L’attività razionale è importante, ma non farti ingannare: anche la ragione ha le sue illusioni — ottiche. Tieniti raso terra, dove abitano i profumi. I pensieri emergeranno, le riflessioni e i ragionamenti arriveranno in tempo, ma sempre come risposta di rielaborazione.

È il respiro ad avere l’ultima parola.

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