Perché è morto MySpace e come morirà Facebook

alessia musi
Aug 26, 2017 · 3 min read

Carlo dice che lui non lo usa, Facebook, perché non riesce a usarlo.
Lui usava MySpace, lo capiva benissimo, invece Facebook proprio non riesce, e allora non lo usa.

Carlo

Ha addirittura pubblicato un post su Facebook (che è il suo ultimo post, infatti) dove ha scritto che lui non riesce a usare Facebook, che Facebook fa schifo e che consiglia a tutti di spostarsi su un altro social network che funzioni meglio, che sia più facile da usare.

Poi mi chiede, “ma tu”, dice, “che lavori in internet, ma perché poi MySpace è morto? Era bello, mi piaceva MySpace”.

Gli racconto che MySpace è morto perché la gente non capiva più niente: ognuno s’era fatto la sua pagina come gli pareva e non si riuscivano a trovare al volo le informazioni: dove stavano le cose, chi era la persona in quella pagina… insomma era inusabilissimo.

Invece Facebook è proprio l’opposto… un bel catalogo ordinato: la foto qui, il nome là, la grandezza è quella lì, si fa così.

Allora Carlo mi risponde:

eh già, quello là era my space: il mio spazio. Coi miei colori e le mie cose. Invece questo qui è faccia-libro, è come l’elenco del telefono: tutti in fila per essere sfogliati”.

A questo punto molti potrebbero pensare che Carlo sia rimasto un po’ indietro, che non sia riuscito a mettersi al passo con i tempi.
Invece secondo me Carlo è un passo oltre, oltre rispetto a chi usa Facebook, ed è lì che aspetta il prossimo social network che fa per lui.

MySpace era un luogo in cui ogni internauta poteva mostrare a modo suo quello che aveva da dire, quello che era. Quasi tutti quelli che stavano lì, però, hanno scelto di spostarsi in un luogo più ordinato e più pulito, decretando la morte di quel MySpace (che poi in realtà si è trasformato in qualcos’altro, ma questa è un’altra storia).

Significa che abbiamo bisogno di regole? Che l’essere umano per sua natura ricerca uno schema, ovunque si trovi, in qualsiasi situazione?

Forse dentro di noi rifiutiamo la libertà, cerchiamo il vincolo, abbiamo bisogno di muoverci all’interno di schemi.

Però poi ci lamentiamo perché ci sentiamo costretti, non liberi di esprimerci.
E allora, per sentirci un po’ più liberi di esprimerci, usiamo le faccine, mettiamo tante foto, tanti video, per essere più vivaci, per far capire un po’ meglio chi siamo, cosa ci piace, cosa ci differenzia dagli altri.

Allora rivogliamo MySpace? Da cosa siamo fuggiti? Da noi stessi? Qual è il nostro problema?
Perché non siamo mai contenti? (“…eh ma non sei mai contento” ci dicevano gli adulti)

Cosa vogliamo, se la troppa libertà ci fa paura e gli schemi ci infastidiscono?

Non lo sappiamo, perché in realtà noi non vogliamo nulla in particolare, stiamo solo cercando (“sto dando un’occhiata” diciamo ai commessi). Perché mutiamo ed evolviamo ogni giorno e le nostre esigenze mutano ed evolvono con noi. Stiamo imparando Internet: sta imparando chi lo usa, così come chi lo alimenta.

Quindi come morirà Facebook? Morirà di obsolescenza, come tutti. Si dirà “non ha saputo evolversi alla velocità con cui si stavano evolvendo i suoi utenti.

Fino a che Facebook camminerà tenendosi mezzo metro più avanti dei suoi utenti, i suoi utenti lo seguiranno, da mezzo metro più indietro.

Ma Facebook muore a poco poco ogni volta che un suo utente fa un passo più lungo di lui e il giorno in cui nessuno avrà più il proprio motivo per seguirlo, perché saremo tutti un passo oltre, forse scorgeremo Carlo, in lontananza, che ci aspetta seduto su una panchina.

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alessia musi

Written by

Digital Strategist @Aquest. Qui scrivo di internet, di Carlo e di cose che non sapevo

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