Il cambio della guardia nella musica pop

Nel dicembre del 2017 Craig Jenkins di Vulture ha pubblicato un articolo in cui analizzava come era andato l’anno nel mondo della pop music, come si fosse venuto a creare uno stile comune, un sound riconoscibile che potesse definire quell’epoca indipendentemente dai percorsi degli artisti che lo portavano avanti come lo era stato il gated reverb negli anni ’80 o la Disco-mania nel decennio precedente. Per quanto possa essere difficile dare una forma, un suono, come definizione di un’intera epoca è indubbio che, a sentire tutte le canzoni portate come esempio da Jenkins, la sua teoria sembri tutt’altro che assurda, e sembra altrettanto difficile contraddirlo sul fatto che, una volta raggiunto uno stato di ordine e calma di questo tipo, ci sia la necessità di smuovere tutto, sconvolgerlo e cercare di dare al suono del pop un’altra forma, trovare un nuovo ordine che riesca a sorgere dal caos. Credo si possa dire con ragionevole certezza che, a quasi due anni dall’articolo pubblicato da Vulture, il pop del 2019 stia cercando di rinnovarsi, di darsi una nuova forma, di iniziare a mostrare una nuova faccia. E se non è necessariamente il suono ad essersi evoluto, ad essersi stabilizzato su nuovi canoni almeno per qualche altro anno in seguito a questo, certamente sono le facce ad averlo fatto, se è vero che questo 2019 più di tutti sembra un anno in cui il cambio della guardia nel mondo della musica pop sia vicino a realizzarsi. Nel 2019 hanno rilasciato musica, se non addirittura album, Katy Perry, Ed Sheeran ─ che tra le varie collaborazioni ne ha anche inserita una con Justin Bieber (!!!) ─ Taylor Swift, Beyoncé, Kanye West, Codplay, Maroon 5, Miley Cyrus, aggiungiamoci anche Drake. Sono tutti nomi che, nel bene o nel male, hanno scritto la storia di ciò che è pop e della Billboard Hot 100 nel corso degli ultimi dieci/vent’anni. Parliamo di artisti che anche recentissimamente hanno avuto modo di dominare le classifiche, basti pensare a canzoni come Shape Of You di Ed Sheeran e Girls Like You dei Maroon 5, limitandomi solo agli ultimi due anni e alle due canzoni probabilmente di maggior successo fra tutte. Mi rifiuto di contare tutti i premi ottenuti da questi artisti e il numero di settimane spese nelle top 10 di tutto il mondo da questi artisti. Ecco, detto questo, sapete quante settimane le canzoni di questi argentinosauri del pop hanno speso al numero uno della Billboard Hot 100 nel corso di quest’anno? Zero. No, non è un refuso. Zero come Zerocalcare, Renato Zero, Zero Dark Thirty, la farina Zero Zero, guarda te, anche gli Zero Assoluto. Per sottolineare quanto incredibile possa essere questo record, possiamo vedere come tra le popstar della generazione precedente gli unici ad ottenere una numero uno sono stati Lady Gaga, la cui Shallow è uscita direttamente dalla colonna sonora di A Star Is Born potendo contare sul buzz post-Oscar, Ariana Grande, che con thank u, next, inteso come sia il disco che il singolo, ha dominato l’inizio di questo 2019, Selena Gomez e i Jonas Brothers, che comunque con Los You To Love Me e Sucker hanno raccolto la loro prima #1 della carriera. Tra gli altri che hanno avuto l’onore di raccogliere questo premio ci sono stelle comunque nate negli ultimi anni, o comunque eredi di una tradizione musicale che è un grande segno dei nostri tempi, come Travis Scott, Halsey, Post Malone ─ che comunque con il suo anticipatissimo album Hollywood’s Bleeding non è stato in grado di tirare fuori un singolo da primo posto, altro segno dell’anno particolare che abbiamo vissuto ─ Camila Cabello e Shawn Mendes. Ma sono gli ultimi quattro nomi di questa lista a raccogliere particolarmente la mia attenzione, perché veramente rappresentano un deciso cambio della guardia, un cambiamento importante che nei prossimi anni potrebbe farci guardare a quest’epoca come un qualcosa che ha influenzato il modo in cui ascoltiamo il pop e le modalità che portano le varie case discografiche a scegliere i cavalli su cui puntare tutti i loro guadagni. Parliamo, in ordine di settimane spese in cima alla prestigiosa classifica americana e, in caso di pareggio, di ordine alfabetico secondo il mio Spotify, di Lil Nas X, Lizzo, Billie Eilish e Lewis Capaldi, quattro artisti di cui, trecentosessantacinque giorni fa, sarebbe stato assolutamente ragionevole non aver mai sentito nominare, ma la cui ignoranza oggi vi farebbe sembrare persone se non fuori dal mondo comunque vecchie. La loro parabola verso l’alto è stata in tutti i casi incredibile e probabilmente inaspettata, molto spesso caratterizzate da contorni veramente assurdi e sorprendenti, e se è vero che non in tutti i casi ci troviamo di fronte ad un deciso cambio della nostra prospettiva musicale, ad un’innovazione destinata a rimanere parte del patrimonio del pop nel corso dei prossimi anni, perlomeno ci troviamo di fronte alla nascita di una nuova, potenzialmente incredibile, generazione di popstar, che è comunque un evento che non necessariamente vediamo capitare tutti i giorni davanti ai nostri occhi. Un anno fa Billie Eilish aveva già visto il suo nome crescere enormemente in quanto a popolarità, grazie a successi come lovely con Khalid e you should see me in a crown, come dimostra questa intervista realizzata con Vanity Fair, ma era ancora lontana dall’essere quel tour-de-force culturale che è diventata nel corso di questi dodici mesi, una personalità in grado di dominare e accalappiare ai propri desideri il pubblico chilometrico prima di Glastonbury e poi del Reading + Leeds Festival. Al contrario della popstar californiana la situazione era molto differente tanto per Lizzo e Lewis Capaldi, talentuosi artisti pop con un loro seguito di nicchia ma ancora non necessariamente vicini al Grande Salto™, quanto sopratutto per Lil Nas X, che un anno fa, di questi giorni, dormiva sul letto della sorella e cercava di sbarcare il lunario sperando un giorno di trovare una strada per l’autosufficienza grazie alla musica, arrivata poi grazie ad un beat costruito su un sample dei Nine Inch Nails comprato su internet dal giovane producer olandese YoungKio. Qualunque fosse il loro posto nel mondo a questo punto del 2018, comunque nessuno di loro poteva pensare che di lì a poco si sarebbero trovati a popolare salotti dei talk show televisivi, a mandare in visibilio intere masse di persone nei maggiori festival del globo e a regalarci meme durante le premiazioni delle serate degli awards americane. Eppure a questo punto siamo arrivati e, a meno di cambiamenti decisi nel corso del prossimo ed ultimo mese delle chart di Billboard, il 2019 della Hot 100 sarà caratterizzato dai loro nomi e non da quelli di coloro che la hanno dominato negli ultimi anni, che pure hanno tirato fuori tutt’altro che flop, con singoli che hanno dominato il radio airplay e video che ammassano milioni di visualizzazioni quasi a ritmo giornaliero. Di fronte ai Monstars del pop i nostri non hanno desistito e le loro canzoni sono servite al pubblico per dimostrare che c’è voglia di un qualche cazzo di futuro (cit.), tanto nei nomi quanto per certi versi a livello stilistico. Billie Eilish è la cosa più innovativa che sia arrivata nel mondo del pop mainstream da quando è sbarcata su questo pianeta l’astronave Lorde, e viene quasi da pensare che sia proprio l’artista di bad guy a rappresentare ciò che David Bowie riteneva essere il “futuro della musica” quando diceva di sentirlo nell’album d’esordio della cantautrice neozelandese di Royals molto più di quanto non lo abbia fatto uno qualunque dei piccoli cloni di Lorde usciti negli anni in seguito al suo primo incredibile successo. Lil Nas X è riuscito a mischiare, come Miley Cyrus, tra le altre cose figlia del suo “compagno” di hit Billy Ray, in Hannah Montana, “the best of both worlds”, tirando fuori una hit country che strizza l’occhio alla trap, o viceversa, se preferite, dando inizio ad un trend che già adesso fa pensare che potrebbe essere la nostra croce e delizia nei prossimi anni. Lewis Capaldi è entrato in punta di piedi in un mondo in cui sembrava impossibile essere una popstar maschile senza fare abbondante uso del falsetto e si è rivelato essere una sorta di Adele al maschile, tanto potente, malinconico e straziante nelle proprie canzoni quanto esilarante e simpaticissimo al di fuori di esso, in interviste ed esibizioni pubbliche di altro tipo. Lizzo, infine, è una rapper che sa cantare Shallow di Lady Gaga in questa maniera e che sa twerkare e suonare il flauto traverso nello stesso momento. Insomma, quattro tipologie di artisti che non passano esattamente tutti i giorni. Altro dato molto interessante che può essere utile per analizzare la situazione. Nel 2014 la già citata Lorde divenne, essendo nata nel 1996, la prima popstar della cosiddetta Generazione Z, ad appena sedici anni. Se escludiamo Lizzo, che è nata nel 1988 ma che ne ha fatta di gavetta per arrivare a questi incredibili risultati commerciali, tutti gli altri tre artisti citati in questo pezzo sono parte della stessa generazione della cantante neozelandese, con Lewis Capaldi che è appena di un mese più anziano rispetto alla sua collega, mentre Lil Nas X e Billie Eilish sono rispettivamente di tre e cinque anni più giovani. I media in questi mesi sembrano voler parlare tanto di questa generazione, e per ovvi motivi, e per questo è interessante prestare attenzione a quello che le popstar di questa generazione rappresentano. Perché effettivamente, al di là della musica, al di là dei suoni innovativi che portano rispetto ai loro colleghi che li hanno preceduti, è anche il messaggio che portano, o meglio, quello che dicono e come lo dicono, a fare la differenza, e questo è valido anche per Lizzo, che teoricamente rientra in quella categoria che si tende a chiamare millennials. Sarò un pessimo fact-checker, ma mi ricordo di aver letto da qualche parte negli ultimi mesi, non so precisamente dove, che l’arrivo di Lorde ha cambiato il pop perché per anni la musica ha passato il tempo a insegnare alle nuove generazioni che cosa volevano, mentre da Pure Heroine in poi, e in questo possiamo inserire anche questo gruppo di artisti, il pop ha dato voce a quello che le nuove generazioni vogliono. Il panorama del pop è sempre in continuo cambiamento, in evoluzione. Ai flop delle stelle che hanno passato il loro momento di massimo splendore corrispondono continuamente nuovi fiori che iniziano a sbocciare sui prati delle chart di Billboard, è la normalità di un ecosistema come quello della musica pop, capita ogni anno senza sosta, ma raramente sembra così evidente di trovarsi ad assistere ad una gara olimpica della staffetta 4x100, con una pletora, principalmente quattro ma a spulciare bene sulle varie Hot 100 ne potremmo trovare di altri, di nuove stelle del pop pronte a prendere, quantomeno in coabitazione, visto che pur senza #1 molte di queste popstar sembrano avere ancora molte cartucce da sparare, il posto di coloro che li hanno preceduti. Forse sono io quello che si fa prendere da facili entusiasmi, quello talmente obnubilato dal desiderio di cambiamento che vede trend che non esistono nella Hot 100 di Billboard, ma mi sembra che questo 2019 possa veramente segnare un grande cambiamento nella storia del pop, venendo ricordato come l’anno in cui la Generazione Z si è finalmente presa il posto che le spettava all’interno delle classifiche. E sarò ingenuo ma credo sia una gran figata.
