Ivan Carrara
Jul 21, 2017 · 4 min read

Sicuramente ogni uno di noi conosce direttamente un guidatore di mezzi a due ruote, che sia esso un ciclista o che esso sia un moto-ciclista.

Ebbene è questo lo spunto che mi spinge a scrivere su questa categoria di persone che ogni giorno incrociano le nostre vite e soprattutto le nostre strade.

Noi stessi magari apparteniamo a questa categoria, ma allora la domanda nasce spontaneamente nella mia mente: I “domatori” di mezzi a due ruote sono tutti uguali?

Si proprio “domatori”, non è un termine a caso, infatti alcuni mezzi a due ruote hanno talmente tanti cavalli che non serve più prendere la patente A, A1, A2, ma bisogna fare uno specifico corso nella “scuola circo”…

Comunque se parliamo con questi “figuri” scopriamo che è una popolazione estremamente eterogenea, ogni componente è a se stante e come in tutte le società cerca di formare gruppi di attitudini simili, raggruppati per marca, modello, tipologia di strada percorsa e così via all’infinito….

Io credo che però esistano solo quattro macro-classi che danno un ordine a tutta questa varietà di gruppi di aggregazione: il motociclista biblico (o purista delle 2 ruote), il motociclista razionale, lo scooterista e il ciclista.

Analizzando nello specifico ogni singola categoria ci si accorge come siano estremamente caratterizzanti, nonostante all’interno di una stessa categoria si possano riconoscere più entità caratteriali diverse.

Partiamo dalla prima elencata, quella meglio definita come “IL MOTOCICLISTA BIBLICO”.

“Il motociclista biblico” ha come particolare attitudine la guida del motomezzo con qualsiasi condizione meteo, è temerario, non cede a nessuna tentazione e la macchina per lui è un mezzo demoniaco.

E’ definito biblico perché sul telaio la moto si è fatto “tatuare” il primo dei comandamenti, “non avrai altro mezzo al di fuori di me”.

Tale motociclista si riconosce perché è avverso a qualsiasi mezzo a motore diverso dalla moto, non conosce ostacoli e nonostante sia in atto un maremoto si muove per le strade in sella al suo bolide.

Altra peculiare sua caratteristica è il rapporto di “amore-odio” nei confronti degli altri motociclisti, infatti il “purista della moto” rischia la vita pur di salutare un altro motociclista, ma solo se questo si muove nella carreggiata opposta e nell’altro senso di marcia, se malauguratamente si trovano nella stessa corsia e nella medesima direzione di marcia l’amore fraterno si tramuta istantaneamente in competitività, e la voglia di dimostrare di essere il miglior cavaliere tramuta la strada nel Mugello, le auto spariscono, il semaforo è come la bandierina che si abbassa allo START e la sfida tra il Vale e il Lorenzo di turno ha inizio.

Mediamente il sentimento di odio e di ribrezzo lo riserva esclusivamente per un mezzo e una categoria di persone legate a quel mezzo cioè gli “Scooteristi”.

Ma ora è il momento di analizzare quello stadio intermedio che intercorre tra i puristi delle marce e i puristi della “presa diretta” (o del variatore), i cosiddetti “MOTOCICLISTI RAZIONALI” (o quelli del “VORREIMANONPOSSO”).

Questa categoria intermedia dovrebbe essere la più bilanciata.

Di solito possiede sia una moto che uno scooter, è tollerato dai puristi della moto, cerca di bilanciare in modo corretto l’utilizzo dell’uno e dell’altro mezzo a seconda delle condizioni meteo e del tipo di viaggio che devono fare.

Soffrono la condizione di scooteristi per un giorno, ma la sopportano apprezzandone i vantaggi.

Sono talvolta disposti ad utilizzare l’auto per andare al lavoro se il tempo è ostile a qualsiasi mezzo non dotato di tetto.

In questa categoria si possono però inserire un’altra serie di figuri che si aggirano nell’ombra, e sono gli scooteristi per necessità, i famosi “VORREIMANONPOSSO”.

Questi personaggi ambigui viaggiano in scooter consapevoli che per loro è un mezzo riduttivo, l’anima piange la moto mancata, ma la razionalità li porta a non compiere il passo per i più disparati motivi: economici, fidanzata/moglie/figli, ecc…..

Guardano al “motociclista biblico” e al “motociclista razionale” con invidia, adora tutte le moto e sulle riviste specializzate salta a piè pari tutti gli articoli che parlano di scooter.

Vive con frustrazione la situazione di scooterista, e vorrebbe salutare e gareggiare con i motociclisti, ma sa che sarebbe fuori luogo.

Infine l’ultima categoria dei mezzi a due ruote motorizzati, gli “SCOOTERISTI”.

Gli “SCOOTERISTI” sono la categoria equivalente ai “motociclisti biblici”, reputano lo scooter una seconda casa.

Viaggiano solo e sempre con lo scooter, ne decantano tutte le qualità (talvolta anche quelle inesistenti).

Mediamente tendono ad acquistare scooter di grossa cilindrata e di dimensioni esagerate, chi li vede in giro solitamente si chiede se sta vedendo una roulotte a due ruote.

La peculiarità dello scooterista è essere in continua competizione con gli altri scooteristi e con i motociclisti, in qualunque caso, sia che il mezzo proceda in direzione opposta che nella stessa direzione, lo scooterista tendenzialmente accelera per dimostrare la sua superiorità.

Mentre i motociclisti sono animali da branco gli scooteristi viaggiano da soli, proprio per evitare di gareggiare con gli altri lupi solitari.

Cosa che accomuna comunque tutte queste classi è la completa dedizione e fiducia verso la strada e verso il proprio mezzo, tanto da pensare di essere i soli a intraprendere il percorso per l’ufficio, le vacanze o le montagne. Soprattutto negli ultimi due casi la fiducia riposta nel mondo esterno è talmente tanta che, soprattutto sulle MountainWay, non è raro vedersi superare da un bolide rosso fiammante o verde smeraldo che sfrecciano a velocità prossime a quelle del suono. Bene, questo tipo di esperienza per molti motociclisti è chiamata “chiusura della vena”, fisicamente succede che il sangue defluisce nelle parti più “inguinali” del corpo del motociclista e lo scarso afflusso di sangue al cervello fa in modo che la mano destra tenti di girare su se stessa mentre l’acceleratore tende ad arrivare a fine corsa. I sintomi di questa “orgasmica” corsa si affievoliscono, non che si placano, all’arrivo ad un passo alpino.

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