La mia vita con Dolly

Tu conosci bene questa triste storia. Tu ti ricordi del giorno in cui mi hanno detto che mi sarei dovuto prendere cura della pecora Dolly. Mi hanno intimato di prestarle la massima attenzione e di soddisfare ogni suo desiderio. «Dolly è la prima pecora al mondo ad essere stata clonata; tu invece non sei nulla, nato da un parto vaginale, sei obsoleto e fuori moda», mi hanno detto.
L’ovino aveva un brutto carattere: l’aspetto di una pecora, ma i modi di una vacca. Antipatica, egocentrica, avida, scostante, mi obbligava a portarle la colazione a letto, a lavarle il vello con Woolite e ad asciugarglielo con il phon diffusore, perfino a metterle lo smalto agli zoccoli. Non voleva mai stare in casa. Cercava ogni pretesto per uscire, andare alle feste ed ubriacarsi. Credo si sentisse molto sola. Le piaceva tanto quella canzone di Anna Oxa che dice: «Una gara di coppie / un bel gioco di specchi / perché la vita è correre in fretta / farla a pezzi». Un giorno è invecchiata, è successo d’improvviso. Una mattina si è svegliata e mi ha detto che le faceva male la zampa anteriore destra. Ho pensato ad una contusione o ad un difetto di postura. Nel giro di una settimana non riusciva più a camminare. E’ morta dopo un mese. Pochi minuti prima che mi lasciasse per sempre le ho detto: «Dolly, non avresti dovuto vivere così. Avresti dovuto avere più cura di te. Sei invecchiata così presto. Sempre sotto le luci della ribalta. Sempre in mostra. Sempre alla ricerca di qualcuno che ti accarezzasse il pelame». Lei mi ha guardato, sorridendo, e mi ha detto le sue ultime parole: «Ma te ne vai affanculo?!».
Poi sono tornati loro. Mi hanno chiesto di farle l’autopsia. Piangevo, mentre la tagliavo col bisturi. E’ morta di vecchiaia, anche se non era vecchia per niente. E’ morta di dolore, senza nemmeno rendersi conto di averne mai provato.
I pezzi di Dolly li ho messi ne freezer, li mangeremo quest’estate io e te, durante una grigliata sulla spiaggia.
«Perché la vita è correre in fretta / farla a pezzi», vero Dolly?