Spesso quando si ricercano le cause della perdita di produttività di un’azienda si analizzano macro-fattori quali la logistica, la turnazione del personale, l’adeguatezza degli strumenti di lavoro.

Allora si corre alla ricerca di nuovi modelli di business e/o organizzativi che siano in grado di ottimizzare meglio le risorse a disposizione.

Tuttavia ci si accorge presto che rimane un nucleo di perdita di produttività che sembra sfuggire ai riflettori degli strumenti di analisi, una zona apparentemente difficile da contattare e quindi nella quale pare impossibile entrare.

La procrastinazione è tanto difficile da individuare quanto da analizzare in quanto si compone di numerosi micro-fattori, tanti piccoli pezzetti di perdita di produttività i quali possono nella loro somma danneggiare seriamente la vostra azienda.

Facciamo insieme un calcolo…

Un lavoratore spende in media 43 minuti al giorno procrastinando, pari a quasi il 10% di una giornata lavorativa media di 7,5 ore, quindi raggiungendo le 3 ore e 35 minuti in una settimana di lavoro.

Questa analisi tratta di una procrastinazione che potremmo definire fisiologica nell’essere umano: piccole micro-pause aiutano la nostra mente ad organizzare le informazioni precedentemente ricevute, a rielaborare cognitivamente un lavoro appena svolto, a prepararsi nello switch verso un altro compito.

All’interno di una normale giornata lavorativa può tuttavia presentarsi una forma di procrastinazione più sotterranea e che ha i toni di una pratica socialmente accettata, e quindi decisamente più difficile da risolvere: la procrastinazione attraverso l’attività online.

Snoccioliamo un po’ di statistiche e di fatti, e nei prossimi articoli scenderemo nei dettagli di ogni singolo punto.

La perdita di produttività dovuta al tempo trascorso online è stata rilevata nelle seguenti percentuali:

  • Telefonare/inviare messaggi: 52%
  • Navigare su Internet: 44%
  • Gossip: 37%
  • Social media: 36%
  • E-mail: 31%

Come potete osservare sono state rilevate alte percentuali anche in attività che spesso non rientrano nella normale gestire del lavoro, e che richiedono al collaboratore un ruolo attivo.

Se inoltre pensate che un lavoratore dipendente da Internet può arrivare a trascorrere numerose ore al giorno online senza un obiettivo preciso, anche sul luogo di lavoro, il danno arrecato all’azienda risulta evidente.

In particolare la perdita di produttività per l’azienda dovuta ad una distorta attività online è stata rilevata nelle seguenti percentuali:

  • Compromissione della qualità del lavoro svolto: 45%
  • Abbassamento del grado di motivazione negli altri collaboratori per via di rallentamenti nell’esecuzione dei Progetti: 30%
  • Impatto negativo nei committenti e nei collaboratori: 25%
  • Ritardi nelle consegne dei lavori assegnati: 24%
  • Perdita diretta di guadagni: 21%

Il problema quindi non riguarda solamente il collaboratore in sé, ma colpisce anche i suoi colleghi, e l’azienda stessa.

La Dipendenza da Internet comporta inoltre una serie di perdite per l’azienda meno quantificabili, tuttavia altrettanto dannose:

Fuga di notizie sensibili dell’azienda attraverso i Social Media.

Danno all’immagine del lavoratore e dell’azienda.

Rottura dell’equilibrio lavoro/vita privata, con le conseguenti ripercussioni sulla produttività

Voi cosa ne pensate?

Avete altri elementi da suggerire?

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