G lo smargiasso, morto di troppi pensieri

Ho sempre avuto qualche problema con lo scorrere del tempo. Chi mi conosce di più sa che annoto molte cose, raccolgo pezzi di carta, storie mie e altrui, fotografie antiche e sa anche che scavo nei reperti archeologici degli anni in cui, distrattamente, non mi ero annotato abbastanza. Ho un orologio, sull’avanbraccio sinistro, che ha gettato troppe lancette, nell’impresa disperata di star dietro al tempo. «Razionalizzare il tempo è una sciocchezza. Una di quelle sciocchezze necessarie senza la quale non sapremo quando trovarci per fare colazione ad ora di pranzo o quando fare aperitivo» Mi ripeteva G ma io gli rispondevo sempre che per fare aperitivo bastava guardare il sole o le stelle. «Se vedi il sole, un bicchiere, se vedi le stelle, un bottiglia, se vedi di nuovo il sole serve un bicchiere pesante con l’amaro giusto. La ricetta contro ogni apocalisse quotidiana.»
C’era una persona anni fa che portava un orologio da polso. Erano tempi non sospetti, portare l’orologio non era ancora un’azione reazionaria. Me lo ricordo e sto qui a raccontarlo ora perchè aveva un orologio che ticchettava. Non era un ticchettio percettibile se non quando, salutandoti, ti poggiava una mano vicino all’orecchio per scambiare i tradizionali due baci di commiato sulla guancia . Ogni volta che lo faceva sentivo il tempo insinuarsi nel discorso, far presente dei minuti sprecati, impiegati, investiti. «Non importa come lo usi, quello comunque và.» saggio e scontatissimo G, morto giovanissimo di troppi pensieri. Morire giovane era l’unica maniera possibile, per un personaggio del genere, di finire in un racconto.
Quando, tempo dopo, anche quella persona fu sul procinto di partire mi chiese che volevo come souvenir, risposi chiedendo quell’orologio. L’ho fermato e l’ho appoggiato in ingresso, insieme agli undici orologi fermi o rotti naufragati dagli anni che passano. Qualcuno, guardando l’orologio fermo mi dice che quelli erano anni d’oro, di grandi peripezie e prospettive. Io ridacchio e citando G, il morto smargiasso, rispondo «Schiocchezze, ancora non avevo iniziato a saltare i fossi per la lunga».