«In casa c’è un porcospino.

Jefe Chang
Sep 2, 2018 · 2 min read

Quando l’ho visto con la coda dell’occhio mi son preso un infarto e pensavo a qualche bestia orribile tipo un topo o uno che crede nelle scie chimiche. Me lo sono trovato sul divano che cercava un angolo di coperta senza umani ma insoddisfatto ha cambiato stanza. L’ho raggiunto che annusava cautamente l’armadio. Si è girato verso di me facendo segno con la testa di non stare li impalato e di aprire l’anta, obbedisco. Appena socchiudo l’anta si infila dentro.
Dentro all’armadio c’è di tutto.
Ci sono i vestiti troppo grandi che mi fanno sentire negli anni 90, quelli troppo piccoli che mi fanno sentire grasso e da qualche settimana ci sono anche tutti i libri di casa. Mi pare fosse un Lunedì sera quando la casa mi iniziò a sembrare decisamente troppo affollata. Ho tolto tutti gli oggetti in vista stipandoli dentro agli sportelli e negli armadi. Libri, souvenir, ricordi, tazze, quadri, foto.
Tutto.
Il porcospino vede tutti i libri di fotografia e di illustrazione ammassati più o meno ordinatamente tra una maglietta e l’altra, tra guanti e sciarpe e pantaloni. Mi guarda con l’espressione di chi ha capito e di chi un Lunedì sera a sua volta si è liberato di tutto per metterlo negli armadi. Gli faccio strada spostando oggetti finchè non arriva ai maglioni accatastati e accenna un sorriso.
Scompare sotto alla pila in un universo morbido e buio di maglioni sgualciti. Socchiudo l’anta e torno a riordinare casa cercando di bilanciare le ansie da lavori, da partenze e da crocevia. Quando mi fermo lo sento russare piano dalla pila di maglioni e lo invidio. Mi tranquillizza però sapere che è li e che sicuramente quei maglioni, a lui, non lo faranno sentire nè grasso, nè magro ma solo tremendamente al riparo dalle questioni dell’inverno e dal passo dell’adulteggiare.»

Jefe Chang

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