Pendolarismi — Ritualità

Nella carrozza bici del treno veloce per Venezia, che ferma a Ferrara, ci sono solitamente 3 affezionati ciclisti. 
Gli altri due, oltre a me, non sono sempre gli stessi ma ho imparato a conoscerli più o meno tutti. Il pendolare a due ruote ha dei landmark precisi nel panorama, punti di riferimento che gli dicono che deve prepararsi. Nessuno guarda l’orologio perchè con Trenitalia non si può mai sapere. I landmark, invece, sono un’unità di misura oggettiva. 
Dalla sede dei Vigili del Fuoco mancano 10 minuti, dall’edificio giallo mancano 8 minuti, dal cavalcavia mancano 5 minuti, dal vecchio zuccherificio mancano 2 minuti, se vedi una fila di alberi lungo i binari, sei arrivato.
Se è inverno, la vestizione, inizia alla fabbrica gialla. 
Se è inverno e piove si inizia ai Vigili del Fuoco.
I ciclo pendolari non stan sempre a guardare fuori dal finestrino, basta che ci guardi uno e quando scatta in piedi, si alzano subito anche tutti gli altri. 
Oggi son arrivato per primo sul treno e il vagone bici era vuoto, non ho seguito gli sviluppi. Quando al cavalcavia mi sono alzato, sono scattate in piedi altre sette persone che si sono precipitate nel vagone bici. In un bizzarro clima da spogliatoio pre-partita ci siam tutti bardati in un tetris di bici che venivano sganciate, spostate e incastrate per la discesa. 
All’apertura delle porte, a chi stava giù dal treno, si è presentato un muro di ciclisti fittissimi bardati da freddo e da nebbia. Mi è mancata un po’ la signora siciliana commentatrice di un tempo che avrebbe esclamato «Ah! Ma da qua passa il Giro d’Italia?».
Disordinatamente ognuno solleva la bici, fa gli scalini del treno e urta tutto e tutti, guadagnando l’uscita della stazione.
Si disperdono.
Ognuno buca la nebbia in direzioni diverse, chi imprecando, chi ascoltando la musica e chi, implacabile, fischietta “Parlami d’amore Mariù” da quando ha avvistato il cavalcavia ed ha iniziato a bardarsi.
Buon Mercoledì a tutti.