Cambiamo Città, restiamo a Milano: il progetto “Fiume Verde” di Stefano Boeri

Il titolo è da campagna elettorale, ma proviamo a dimenticarci per un attimo dell’aspetto politico… vorrei concentrarmi per un momento sull’idea: Sono rimasto folgorato da questo progetto, tanto ambizioso quanto interessante.

FIUME VERDE

Un sistema continuo di parchi, giardini, boschi, orti ed aree per sport e tempo libero realizzati nelle aree di rispetto delle vecchie linee ferroviarie. Tramite una bonifica degli scali ferroviari dismessi (e non solo) sarebbe quindi possibile realizzare questo ambizioso progetto che rivoluzionerebbe l’intera urbanizzazione di Milano. Aree verdi e non solo, infatti nel progetto sono previsti anche, lungo il confine di questo fiume verde, uffici, edilizia privata, housing sociale, strade ponti…

“Dimmi se esiste un’altra città in Europa che abbia a disposizione due aree così grandi, un totale di oltre due milioni di metri quadrati di cui più della metà nella cerchia cittadina, da rivoluzionare e riqualificare. C’è da cambiare il volto di una città, la possibilità di riportarla all’avanguardia tra le grandi metropoli mondiali”
S. Boeri

In realtà a me viene in mente un parallelismo con Valencia, la dove proprio la trasformazione del fiume in un lungo parco con pista ciclabile è diventato il simbolo dell’unione tra il vecchio ed il nuovo, creando un equilibrio unico. La “città vecchia” unita, da questo polmone ciclabile, alla “città nuova” sul mare con le grandi opere di Calatrava, la ben nota Città della Scienza ed il porto che ospita un futuristico circuito cittadino di F1 e sede dell’America’s Cup (2007). Un esempio eccellente di città che ha saputo cambiare anche grazie ad un Maestro immortale come Calatrava. Senza dover per forza inseguire il modello di altre grand città europee ma trovando invece un equilibrio unico figlio della propria storia, della geografia e della tradizione… questo il modello che dobbiamo e possiamo seguire.

A MILANO?

Di certo Milano sta attraversando una profonda rivoluzione ed un grande cambiamento. E Stefano Boeri è stato uno dei protagonisti con “la foresta verticale”, in quel quartiere che trae ispirazione dalle grandi città internazionali…

Ho abitato a Milano per anni (orami più di 10 anni fa, ai tempi del Politecnico) e sono letteralmente scappato, per me era la città dove lavorare ma non il luogo dove Vivere. Oggi, che mi trovo spesso negli stessi luoghi per lavoro, vedo una città diversa… a tratti irriconoscibile, estremamente affascinante e con grande prospettiva. Dall’UniCredit Tower al progetto Porta Nuova… nuova viabilità, nuovi palazzi, nuovo palazzo dei congressi ed “nuova” stazione ferroviaria.

Ma lo skyline di Milano, anche se profondamente cambiato, non si riduce solamente a questo ma è fatto di alti e bassi, di pieni e di vuoti, di grattacieli e periferie con i vecchi quartieri industriali che oggi diventano la casa del design, dell’arte e della moda.

Questo progetto, il Fiume Verde, potrebbe essere la definitiva consacrazione per una nuova città sul modello Europeo. Cambia la città, resta Milano.

“MA SIAMO IN ITALIA”

In periodo elettorale specialmente, ogni progetto è motivo di discussione e forse il fatto che l’architetto urbanista S. Boeri sia esponente del PD (ed ex assessore all’urbanizzazione di Milano nella giunta Pisapia) non aiuta. Provo a spiegarmi meglio: a prescindere dagli schieramenti politici, sono favorevole al fatto che professionisti (persone capaci/competenti in materia) si avvicinino alla politica, credo ci sia un grande bisogno di competenze specifiche e di visioni a lungo termine; purché rimangano in primis professionisti/artisti e non si trasformino nel cliché di politico. Il mio timore va quindi sulla possibilità che questo progetto possa diventare un motivo di discussione politica in campagna elettorale, ma che poi si fermi per “colpa di uno piuttosto che dell’altro”…

“Milano ha davanti a sé una occasione straordinaria”

Da creativo e uomo di comunicazione, trovo frasi come queste estremamente azzeccate per una campagna elettorale (e per deformazione professionale tendo poi a dar poco peso alle parole)… mi auguro che non rimangano solo questo e che si trasformino in fatti.

A mio avviso progetti come questi fanno bene all’Italia e a Milano (sicuramente poi sono da valutare e pesare nella fattibilità) ma lasciatemi sognare… credo ancora che l’Italia possa rinascere da tante piccole/grandi cose, e l’arte (le arti applicate in genere) è una di queste.

J

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