Delle molte cose che potevamo essere.
Delle molte cose che potevamo essere abbiamo scelto questo. Quando sei venuto al mondo, io non lo sapevo o forse l’ho scordato ma queste strade hanno percorso gli anni e i kilometri per congiungerci in una storia separata.
Delle molte cose che potevamo essere abbiamo scelto la parola “paralleli”, come due rette che non s’incontrano, ma segmenti di fortuna ci hanno uniti in un passaggio momentaneo, ben calcolato, in incontri cadenzati in posti insoliti. Quando sei venuto al mondo scommetto che eri bellissimo, con quei tuoi occhi del colore dell’Irlanda quando piove sulla terra. A diciott’anni eri così libero e prigioniero di te stesso, bello nell’andatura claudicante che ti contraddistingue, quando ti ho conosciuto eri già una cosa preziosa. A vent’anni hai avuto in regalo da me una poesia, parlava della neve, della notte e dei rumori del cuore. A ventitré anni mi hai tenuto in piedi ed eri ancora bello anche se non ti vedevo. A 29 anni, amico mio sembravi un altro, uno che ti assomigliava molto, sembravi un uomo, responsabile, stanco dal lavoro, adulto. Ma in fondo agli occhi io l’ho visto quel ragazzo che si nascondeva tra le colonne dei chioschi, con la testa bassa ed un sorriso sornione. A 30 non so come sei, non lo so come sarai.
Di tutto quello che potevamo essere abbiamo scelto questo. Sono passati quasi 12 anni. Non lo so se ti rivedrò mai, perché di tutto quello che potevamo essere abbiamo scelto questo sparirci, sfuggirci, questo avere un tempo diverso, perdersi per pochi minuti. A 30 anni sarai ancora bellissimo. Oggi, ci scommetto, sei ancora bellissimo e forse ti dispererai per le previsioni andate male, per i capelli che non ci sono più.