Recensioni: “Gilgi, una di noi” — Irmgard Keun

Germania nazista anni 30, donne e tabù: una scrittrice coraggiosa, ribelle, anticonformista e indipendente, tacciata come corrotta, malvagia, provocatoria. Scrive di protagonistE con desideri, aspirazioni e passioni inaccettabili per la società del tempo. I suoi libri hanno grande successo tra il pubblico femminile, diventano pericolosi secondo il regime e quindi messi a rogo. Lei, di tutta risposta, chiede il risarcimento danni.
Sto parlando di Irmgard Keun, scrittrice, figura dirompente e compagna di Joseph Roth.

Tra le opere bruciate dai nazisti: “Gilgi, una di noi”. Solo nel 2016, L’Orma editore pubblica in Italia la prima versione fedele all’originale del 1931. Traduzione di Annalisa Pelizzola.

Romanzo perfetto, a mio parere, per un film di Audrey Hepburn. Una piacevole frivolezza e un profondo impegno sociale. Sa di cipria e eau de toilette ma anche di lacrime e amarezza.

Protagonisti:
Beh ce ne sono vari, ma tutto ruota intorno a Gilgi. È una storia Gilgi-centrica.

La tiene stretta nelle mani, Gilgi, la sua piccola vita. Il suo nome sarebbe Gisela, ma è così che si fa chiamare: Gilgi. Un nome con due i meglio si addice a gambe magre e fianchi da bambina, a minuscoli cappellini alla moda che rimangono aggrappati in cima alla testa come per magia. Quando avrà venticinque anni, allora si farà chiamare Gisela. Per adesso non è il caso”. Gilgi, una piccola donna con un obiettivo: lavorare per guadagnarsi l’indipendenza. Niente manie di grandezza, niente autostima alle stelle, niente ambizioni particolari. Un unico semplice obiettivo: l’indipendenza. Le sue giornate sono perfettamente programmate, scandite da un sano egoismo; non accetta pretese e non pretende. Ogni tanto si fa prendere da scrupoli e si giudica severamente. Ma sa come cambiare rotta per non lasciarsi depistare dai sensi di colpa. “Povera piccola bestiolina da soma” dice di lei la bella amica Olga.

La sua vita viene sconvolta due volte: la prima quando scopre di essere stata adottata; la seconda quando incontra Martin, scrittore bohémien, squattrinato, che si gode la giornata senza pensare al futuro. “Ecco, Martin Bruck non abita da nessuna parte – un girovago, un fannullone, uno spiantato. Girovago e fannullone lo è sempre stato, spiantato lo è da un paio di settimane. È stata una gran bella vita finché ha avuto le tasche piene di soldi. È andato a zonzo per tutti e cinque i continenti, e in tutti e cinque i continenti ha speso soldi”.

Gilgi conosce il grande amore.

Genere: romanzo rosa cipria e rosso fuoco…da rogo. Flusso di coscienza.

Da segnare:...L’importante è che lui si sia divertito. Il motivo è assolutamente irrilevante. Questa cosa, la gioia degli altri, merita un rispetto sacro! Le persone si infliggono reciprocamente ogni genere di dolore celandosi dietro gentilezza e partecipazione – e il più delle volte sono sospettose e intolleranti verso le piccole gioie altrui che non le riguardano…”

Consigliato: assolutamente sì.

Per chi: per chi crede nelle donne e per chi ancora non ci riesce.

“… Io, Olga, sono in preda agli ormoni, ho perso la testa per un uomo, c’est tout. Non è niente di speciale, succede anche nelle migliori famiglie – si siede sul davanzale, fa ciondolare le gambe – Se un giorno si stancherà di me, pazienza. Ah, Olga, volevo chiederti: la cipria di Houbigant è davvero peggiorata o è solo una mia impressione?” Gilgi — Irmgard Keun, “Gilgi, una di noi”, ed. L’Orma.

Joy M.