Recensioni: “Norwegian Wood”, Murakami

Non solo una storia, ma un’atmosfera.

Ecco cos’è per me “Norwegian Wood”, di Murakami, ed. Einaudi. È un’atmosfera che ti inghiotte, si appiccica sulla pelle, la senti. Un’atmosfera nebbiosa, silente, perversa, in cui si muovono personaggi complessi, diversi ma accomunati da un’audace stranezza. Lontani anni luce da comuni stereotipi, sanno farsi capire. Ma la sensazione che ho avuto alla fine del libro è che forse non tutto vuol farsi capire… o forse no.

Protagonisti:

  • Watanabe – ragazzo integro, ma destinato a perdere pezzi, pur imponendosi di rimanere solido. Non prova interesse per la gente comune. Ha bisogno di amare anime tormentate e stringere corpi che ne portano i segni. “A volte ho l’impressione di essere diventato il custode di un museo. Un museo vuoto, senza visitatori, a cui faccio la guardia solo per me”.
  • Naoko – giovane ragazza di una bellezza malinconica, di chi ha visto la morte improvvisa. Gli echi del passato la confondono al punto da aver bisogno di cure. Ma l’anima non sempre può guarire.
  • Midori – giovane ragazza di una bellezza frizzante, di chi ha affrontato la morte prendendosene cura, giorno dopo giorno. Fino ad abituarsene. Spontanea, dirompente, ha bisogno di qualcuno con cui essere bimba e donna allo stesso tempo, che la protegga. Perché in fondo ciò che sembra un vulcano in eruzione, non è altro che un fragile vaso di cristallo che ha paura del vuoto.
  • Sono molti altri i personaggi che costellano il romanzo, ciascuno pianeta di galassie distanti tra loro.

Genere: più che genere è, per me, come ho detto, un’atmosfera.

Da segnare: come può un romanzo essere così “duro” e leggero allo stesso tempo? Come si può rendere dolce qualcosa di terribilmente aspro? Zucchero? No, risulterebbe stucchevole. E non lo è affatto.

Consigliato: sì, ma ne sono quasi gelosa…

Per chi: per chi non ci crede.

Trascorsi la primavera dei miei diciott’anni sententendo dentro di me quel grumo d’aria. Però allo stesso tempo mi sforzavo di non prenderlo troppo sul serio, perché intuivo vagamente che prendere le cose sul serio non sempre significava avvicinarsi alla verità. Continuavo a muovermi in quell’angosciosa antitesi, in un infinito circolo vizioso. A pensarci adesso furono davvero dei giorni strani. Nel pieno della vita tutto ruotava attorno alla morte” (Norwegian Wood, Murakami, ed. Einaudi).

Joy M.

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