Mentor… chi?

Oggi ho dedicato buona parte della giornata ad alcuni interventi di mentorship a tre diverse startup. Quando ho finito l’ultimo incontro mi sono trovato a ripensare a settimana scorsa, quando ho dovuto preparare una brevissima presentazione di chi sono per spiegare alla platea di InnoVits, un gruppo di professionisti esperti e appassionati, perché voglio, dovrei e potrei fare il mentor . Ovviamente, un primo abbozzo di una vera risposta sensata mi è venuto in mente solo oggi, diversi giorni dopo.
Chi ha un’idea, soprattutto se è un’idea imprenditoriale, la coltiva costantemente, con passione, ne è innamorato, al punto di diventare talvolta un fanatico; ci lavora giorno e notte. Questo atteggiamento, questa Forza contagia chiunque ne entri in contatto: il primo sintomo di questo contagio è sicuramente la febbre di una passione sana per l’imprenditorialità. Credo che sia una conseguenza di una certa tipologia di attitudine mentale: la capacità di alcune persone di trasformare un’insieme spesso disordinato di incertezze in una creatura dotata di un suo ordine, capace di generare valore in molteplici forme.
Ma quindi, in pratica, il mentor che cosa fa? Sostanzialmente mette le sue competenze, la sua esperienza e la sua dedizione al servizio di queste emozioni e delle persone che le stanno vivendo, facendo attenzione però a non farsi contagiare.
Credo che un imprenditore debba raccogliere ogni sua forza su di un progetto, coltivando una fortissima fede nelle capacità proprie e del proprio team e armandosi di una solida tenacia. Spesso però queste emozioni travolgenti che ogni imprenditore vive rischiano di tramutarsi in fattori addirittura negativi e controproducenti per l’impresa.
Ecco, il mentor e il suo bagaglio hanno come compito principale quello di far sì che la tenacia si trasformi prima in esecuzione e poi in crescita, anziché divenire ostinazione e patologica miopia. Come per chi si espone ad un agente altamente contaminante, noi mentor siamo chiamati a farci permeare da questa forza imprenditoriale ma dobbiamo con ogni prudenza, razionalità e cura fare sì che questa non ci strappi la tuta di protezione dell’esperienza e delle competenze.
La cosa che mi sorprende ad ogni nuovo incontro è che questa forza imprenditoriale la trovo e la incontro sia parlando con gli startupper del mondo digital, sia parlando con qualche imprenditore che vuole aprire un negozio o una piccola impresa di ristrutturazioni edili. Ognuno di loro lascia un mattoncino di una sfumatura di colore diversa nella mia scatola degli attrezzi. Ognuno di loro lascia un’impronta di emozione intensa nella mia testa. Anche quando li accompagni in una giravolta per ripartire uscendo da una strada chiusa, un’esperienza per loro sempre un po’ dolorosa.
Perché amo essere mentor e voglio farlo? Perché al di là della soddisfazione per gli eventuali risultati positivi, seguire le varie fasi della nascita di una nuova realtà imprenditoriale mi emoziona e mi dà energia, mi riempie la testa di spunti creativi e di idee su come migliorare anche i miei progetti professionali e, soprattutto, mi ripaga umanamente con gli sguardi brillanti e intensi delle tante persone che incontro facendolo.