La notte prima.

L’abbiamo vissuta tutti. Quella dove ci si raccoglie in silenzio in attesa del sacro saluto. Le uniche parole sono quelle organizzative. Ci si accorda sulla formazione delle auto, sulle parole dal palco. Noi mezzi francesi ci accordiamo anche sul brindisi e sul rinfresco da offrire in onore del caro estinto. E mentre imperversano sui social tutte quelle regole sulla scrittura da Lei esposte ancor prima della nascita di Facebook, le volevo segnalare il mio modesto omaggio.

Ho cercato umilmente di spiegare ad un giovane uomo che dall’alto del suo sportello Inps mi dava del tu, che non ero sua madre. E che non eravamo amici. E che quel «Lei’ era doveroso, segno di memoria storica. Che in Francia si dà del Voi in qualsiasi circostanza. E quel «You» angloamericano non è sempre un «tu». Ma anche un «voi» quando è preceduto da un Mr o Mrs o Miss. Ho fatto lo stesso con la signorina di Sky che mi ricordava una fattura scaduta. Quattro telefonate in cui ha lasciato al risponditore di turno, uno sconosciuto cognome preceduto da un «dottoressa». Ho scartabellato l’agenda per capire quale medico mi stesse cercando. Gentile Professore, sono cagionevole di salute. Ci poteva stare che qualche studio medico mi stesse chiedendo conferma di un appuntamento. Invece era una società di recupero crediti. I primi 10 minuti della telefonata gli ho passati a spiegare quanto fosse volgare ad anteporre un titolo di studio al proprio cognome. Che nei paesi civili siamo tutti Signore o Signori. Questa è la massima dignità che possiamo rivolgere ad ognuno.

Signor Eco, io la salutò e la ringrazio.

Le prometto che farò buon uso dei suoi consigli. Cercherò per quanto mi è possibile di diffondere i suoi suggerimenti. Imparerò a memoria la Cavallina Storna e il nome dei domestici dei Tre Moschettieri. Perché anche se ho solo 48 anni, la memoria inizia a cedere e vorrei arrivare alla sua età lucida come lei.

Arrivederci Professore, io stasera cucino. Mi sembra più giusto, beh insomma alla mia portata. Un pezzo di pasta al forno gliela lascio. Il cibo è vita. E lei non è morto.

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