Il narcisista

Mantengo ancora i contatti con le persone che ho conosciuto negli anni in cui il narcisista faceva parte della mia vita.

Le discussioni sul suo conto sono ormai sempre meno frequenti, ma dai pochi racconti emerge sempre il suo vittimismo: le circostanze della vita e le persone che incrocia sono fatali eventi che inesorabilmente scalfiscono la sua profonda ma celata sensibilità.

Non potrebbe mai pensare di essere lui stesso la causa di un dispiacere che lo ha segnato, perché in realtà non utilizza l’autocritica per ‘calibrare’ il proprio atteggiamento verso la relazione, ma la canalizza inconsciamente nelle ossessioni.

Il narcisista non è solo lo stereotipo di uomo che cerca di ottenere l’attenzione su di sé esibendosi teatralmente in pubblico, ma soprattutto è colui che, seppur discretamente, è incapace di sentire le emozioni altrui e analizzare i fatti al di fuori del perimetro delle proprie necessità o interessi del momento.

Ovvero, di fronte ad eventi importanti che interessano il prossimo e che normalmente richiederebbero un certo grado di coinvolgimento emotivo, egli non se ne preoccupa abbandonandolo al suo destino.

Il narcisista non riesce quindi a stare in una relazione equilibrata fornendo supporto e nutrimento, così come in un contesto terapeutico tende a interrompere la relazione con il terapeuta: affidarsi a qualcuno è un ostacolo insormontabile, e la resistenza all’auto analisi è elevata.

Le relazioni a lungo termine in cui generalmente riesce a stare sono quelle che gli permettono di investire poco o nulla sull’altro e di esporsi il meno possibile. I dipendenti affettivi ad esempio si accontentano di poco e raramente si impongono, perché in loro c’è il terrore di perdere l’oggetto desiderato e pertanto sono disposti a tollerare rapporti privi di reciprocità; dove il narcisista si sente a proprio agio, insomma, il dipendente soffre e viceversa, ma nella lotta alla sopravvivenza della relazione è quasi sempre il dipendente che cede nell’illusione del cambiamento, alimentando però in sé risentimento, insoddisfazione e stati di malessere.

Un’ altra faccia importante del narcisismo risiede nella svalutazione dell’altro: sono molte le occasioni in cui il narcisista tende a svalutare colui che gli sta più vicino. Non ne è probabilmente consapevole, ma oltre al beneficio di ottenere un certo controllo, agisce svalutando il prossimo per difendere i propri confini, la propria autonomia, e proietta sull’altro una frustrazione che non è in grado di gestire. Questo porta alla conclusione che il narcisista non è capace di costruirsi relazioni intime e autentiche, perché il suo atteggiamento non è che il prodotto di uno stato atavico di abbandono emotivo, attraverso il quale ha imparato ad essere autosufficiente per proteggersi dal vuoto della solitudine.