katia ancona
Sep 8, 2018 · 2 min read

A BERLINO IL VENTO SOFFIA DA OVEST

Un viaggio, colpevolmente, sempre rimandato. Ora a Berlino sono capitata per lavoro. In poco più di 24 ore zeppe di appuntamenti non sono certo riuscita a viverla. Banalmente l’ho assaporata, soprattutto dal taxi.

Nelle tasche della mia immaginazione, prima di partire, avevo certo qualche riferimento: la Storia, quella della magnificenza e quella nera dello sfacelo, quella del Muro, quella sporca raccontata da Christiane F. e divorata da ragazzina. Quello zoo esiste davvero ed è vicinissimo a quei mercatini falciati durante l’attentato del 2016. Vicinissimo a dove ho dormito. Berlino è un cantiere aperto, si lavora giorno e notte, instancabilmente. Si ricostruisce anche lì dove è rimasto uno spazio "vuoto".

Il ricordo di "quel" Muro è ovunque. I tassisti non vedono l'ora di raccontare che sí, loro c'erano quando è stato buttato giù. Ti indicano con orgoglio: di qua Ovest, di qua Est.

L’Est, la zona delle vecchie fabbriche (recuperate e trasformate in luoghi underground e trendy) è sempre stata la più povera, anche per ragioni metereologiche. Il vento, che a Berlino soffia da Ovest, non permetteva ai fumi tossici sprigionati dalle industrie neanche di avvicinarsi alle case dei ricchi o comunque di chi stava meglio. Appestava solo l’Est per poi correre via da Berlino.

La Storia più buia invece non è corsa via, aleggia ovunque. Il Monumento per le vittime dell’Olocausto è un pugno grigio al cuore della città, nel quartiere Mitte, nella zona che un tempo era considerata terra di nessuno, tra i due lati del Muro. Nel labirinto di pietra ci si va per perdersi. Per ritrovarsi e ritrovare la via d’uscita (a noi oggi è concesso) è necessario Ricordare. Il minimo che si possa fare.

Ho sempre pensato che Berlino avesse qualcosa da farsi perdonare, come se le colpe del Nazismo (o del Fascismo in Italia) avessero intriso in qualche modo la sabbia sulla quale è stata costruita. Come se ogni granello fosse in qualche modo responsabile di quei crimini atroci. Se assolvere è impossibile convivere è indispensabile. Devono averlo pensato anche tedeschi di allora, devono pensarlo i tedeschi di oggi costretti silenziosamente dal mondo, anche senza che nessuno dica niente, a fare perennemente i conti con un peso e un pregiudizio dei quali, ovviamente, non hanno responsabilità.

Ecco: se viaggiare è ripensarsi continuamente, rimettersi in discussione, rinascere, mettere piede a Berlino per me ha significato mettere un punto e virgola. Senza dimenticare, ricominciare.

katia ancona

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Giornalista-mamma. Mi occupo di comunicazione politica. Amo la cronaca e la fotografia. Marsupio, Nikon, smartphone:giro il mondo a caccia di emozioni

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