O Schengen o morte: cosa ci succede se salta il trattato
Arianna Sgammotta
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Il Regno Unito non è parte di Schengen: basta questa semplice affermazione per smontare la visione apocalittica che lei ha costruito senza neanche sforzarsi troppo di renderla verosimile (per esempio “ solo in poche decine potrebbero farcela…”: come se nel resto del mondo i movimenti di studenti tra paesi non-schengeniani si contassero sulle dita di una mano). 
Questo squalifica l’intero articolo e non porta cerco acqua al mulino pro-EU, che non di rado si serve di tecniche simili per propagandare la sua attività — mai sentito parlare di “metodo Juncker”? → http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/10942138/Juncker-is-galling-for-Britain-but-life-threatening-for-France-and-Italy.html

Il problema principale è voler creare paure irrazionali (Mio Dio Concetta, hai sentito, diventeremo ecchesetracomunitari!!” ) negando completamente la liceità di qualsiasi posizione opposta. Tuttavia, che il rapporto costi/benefici dell’EU sia quantomeno questionabile lo hanno capito dal Sole 24 Ore fino ai banchi del mercato rionale, e l’insostenibilità del progetto sarà causa del suo stesso naufragio. Perché, vede, l’Erasmus, la bandiera con le stelline, l’abolizione del roaming etc. sono tutte belle cose, ma se l’economia va a picco per colpa di imposizioni irrazionali, tutto questo passa in secondo piano.

Ora, se lei ha scritto in buona fede, magari potrebbero venirle dei dubbi e riconsiderare le sua cieca posizione “EU o morte!”. Se invece l’essere “Brussels-based” le impedisce di esprimersi altrimenti, beh, non mi resta che augurarle buona giornata.

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