Nascita del brigantaggio

Il 17 Marzo del 1861 fu proclamato a Torino il regno d’Italia sotto il domino di casa Savoia. La nazione finalmente si affiancava alle altre potenze europee che da tempo avevano battuto la strada dell’unificazione territoriale. La preziosa conquista coronava le ambizioni di illustri personaggi che la storia ci ha presentato come l’orgoglio dell’eroismo nazionale: Cavour, Mazzini, Garibaldi, il re Vittorio Emanuele II. Eppure a ben guardare l’entusiasmo per il neonato regno d’Italia non travolse tutte le popolazioni. L’annessione del regno delle due Sicilie agli altri stati già sotto il dominio del regno di Sardegna, sveglio infatti in tutto il meridione un sentimento popolare di ribellione e di avversione alla nuova politica unitaria. Emerse quella che la storiografia ufficiale chiama “brigantaggio meridionale”. Bande di contadini malfattori e criminali, che vivendo nascosti nei boschi, saccheggiavano i ricchi signori, se una parte dell’opinione pubblica è concorde in questo senso, un’altra se ne distacca nettamente e si propone di raccontare la figura del brigante in un altra ottica. Parla Alessandro Romano testimone fedele lo onoriamo come uno dei padri della Patria perduta: Gli storici definiscono il brigantaggio come un fenomeno sociale e non solo delinquenziale, e sicuramente la parte delinquenziale c’è stata, ma è una parte molto marginale che nasce insieme alle rivoluzioni, quando lo stato costituito lasca il posto a qualche altra cosa. Loro si ribellavano come popolo contro l’invasione straniera. I soldati arrivarono in armi non certo vennero a portare giustizia ed equità. invasero, distrussero saccheggiarono, devastarono, quindi il popolo si ribellò. Si ribello all’invasioni di persone che avevano altra lingua altre culture che bruciavano le chiese che violentavano le donne. Il popolo contadino, il popolo della campagna è un popolo pacifico, e secondo alcune leggende il popolo dei pastori stanno più vicino a dio perche abitano sulle montagne, sono più vicini alla natura amano di più dio che poi sta nei sassi nell’erba e nella terra, non si sarebbero mai sognati di ammazzare un’altra persona… e invece hanno ammazzato con una ferocia disumana, e questo come si spiega allora.

Tutto ciò può scaturire solo se vengono violati tolti e distrutti gli elementi importanti ad un ‘uomo o ad una comunità come la famiglia, le loro donne, la loro cultura, religione, lo stato delle cose in cui crede e per cui vive. E cosi si ribellarono con tutta la loro fierezza, si sono fatti massacrare, e come qualcuno disse un’eroica follia, in tutti i paesi del sud dove stiamo andando e stiamo toccando, abbiamo trovato forme di ribellione diffuso dunque in tutto il sud Italia.

Le statistiche di parte non Borboniche, sulle condizioni del regno nel momento dell’unificazione, riportano : la maggior occupazione nelle industrie, nell’agricoltura al Sud.

Addirittura si ha una statistica dei capitali all’inizio del regno d’Italia dove si evince che tutti gli altri stati messi insieme, non arrivavano nemmeno alla metà di quello che il solo sud, e cioè il regno delle due Sicilie riusciva a produrre. In altri termini Il regno delle due Sicilie per economia e per occupazione era la terza nazione al mondo. Dopo l’unificazione è arrivata ad essere oggi l’ultima regione d’Italia. Napoli era il cuore della cultura mediterranea. Già allora esisteva il famoso albergo dei poveri. In cosa consisteva, la storia ufficiale dice che era un posto per mettere insieme molti poveri e accudirli, invece era nato per insegnare a tutti i poveri un lavoro e inserirli nel mondo del lavoro con un mestiere valido e quindi a far parte della vita sociale. L’acquedotto Carolino che ancora oggi è funzionante, spiega come nel regno dei Borboni non si stava poi cosi male come la storia ufficiale ci tiene a dire, moltissime aree del sud avevano abbondanza di acqua perchè i Borboni crearono questo acquedotto, e grazie a loro non si pativa la sete … e non sicuramente ad altri che vennero dopo. Il bisogno di una rivisitazione del processo di unificazione nazionale, è il nocciolo del pensiero, di quanti si schierano in difesa delle azioni brigantesche, anche per sottolineare quanto il sud fu costretto a subire.

Con l’arrivo delle truppe piemontesi, guidate da Garibaldi si generò la nascita di questa guerriglia Proborbonica, che si protrasse dal 1860 al 1875.

Forse furono ragioni ideali ed economiche ad orchestrare quella che fu la più diffusa e lunga insurrezione popolare del sud contro un indesiderato invasore straniero. Organizzati in bande, i briganti rappresentarono gli interessi di quel vasto mondo rurale meridionale che si sentì tradito, sfruttato, massacrato dal nuovo potere sabaudo. Essi agivano per difendere le proprie tradizioni, e per rivendicare quel proprio primato economico meridionale preunitario.

In un Italia frammentata, in cui le grosse imprese rappresentavano una rarità, il sud appariva più tecnologico. Nel 1856 alla rassegna internazionale di Parigi Ricevette il terzo posto sul podio, dopo Inghilterra e Francia, per lo sviluppo industriale. Nel nord Italia solo l’Ansaldo di Genova poteva competere con gli stabilimenti meridionali, impiegando tuttavia 400 operai a fronte dei 1000 di Pietrarsa.

Opificio reale di Pietrarsa, oggi sede del museo ferroviario nazionale al tempo dell’unificazione era la più

grande fabbrica d’Italia, l’unica in grado di fabbricare motori navali, e dove venivano costruite le caldaie per le locomotive. Solo in questo luogo si conosceva la tecnica per realizzare i binari ferroviari.

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