Discontinuità o cambiamento?

Cala il consenso del Sindaco pentastellato della mia città. 
Non credo che al momento della sua elezione avesse avuto la presunzione di essere diventato sindaco per i brillanti contenuti del suo programma. 
Non credo che in questi primi anni di governo cittadino abbia avuto l'illusione di incrementare il consenso con una amministrazione riformista e concreta.
Non credo che oggi legga il calo del consenso come frutto della tenace azione dell’opposizione.

Ritengo piuttosto che il Sindaco della mia città riscuota oggi quello che il PD ha riscosso prima di lui: l’ingovernabilità del malumore non veicolato.

Spero sia consapevole di questo e che non adduca le sue sfortune nei sondaggi alle sospette azioni di fantomatiche caste, cricche o poteri forti. Non è il caso signor Sindaco, mi dia retta.

Il crollo del PD nelle scorse elezioni amministrative ha dimostrato l’implosione del sistema di consenso cittadino. Semplicemente la maggioranza dei votanti non aveva più nulla da guadagnare dal sistema di rapporti tra attori politici, economici e sociali che fino ad allora aveva retto la città.
L’illusione del cambiamento o il becero mito del “mandiamoli a casa”, hanno fatto il resto. 
Oggi gli stessi elettori sarebbero pronti a ricambiare rotta. Ma verso chi?
Se incrocio il dato con quanto accaduto a livello nazionale sul referendum, mi viene il sospetto che il partito più forte in Italia sia quello della DISCONTINUITA’. 
Discontinuità e basta. Fine a se stessa. Discontinuità come mito. Discontinuità ma non cambiamento.
Mi sembra che il paese non voglia riforme, non voglia realmente cambiare, ma voglia semplicemente frenetici atti di discontinuità politica col più recente passato. Chi si illudeva del contrario ed ha proposto una azione di vaga riforma, è stato politicamente purgato.
Insomma il paese non sa cosa vuole, ma vuole che sia diverso.