Forello, una candidatura che deve far riflettere

Il candidato sindaco di Palermo per il M5S sarà Ugo Forello, giovane avvocato da anni impegnato in prima persona nella lotta alle mafie. Sicuramente una candidatura significativa.
Mi fa un po’ sorridere il fatto che questa scelta sia il frutto di una consultazione on-line a cui hanno partecipato 590 attivisti del Movimento (Forello sembra abbia raccolto 357 preferenze) in un comune che conta 671.696 abitanti, d’altra parte le vicende pentastellate in Sicilia sono piuttosto roventi ultimamente, in ogni caso ritengo che questa candidatura imponga alcune riflessioni, soprattutto nell’ambito del PD.

La prima riflessione é sul fatto che un esponente così rappresentativo della “società civile” in una città come Palermo, decida di candidarsi per il M5S. Per carità ognuno è libero di schierarsi ed impegnarsi politicamente con chi vuole, ma sinceramente ritengo che questa candidatura rappresenti, per il PD, un segnale da non sottovalutare sulla propria capacità di intercettare questi ambiti dell’impegno civile e veicolarli in prospettiva elettorale. 
Considerato infatti che molti attivisti impegnati nella lotta alle mafie gravitano da sempre in ambito Democratico, mi chiedo allora quali siano i meccanismi di coinvolgimento politico per cui il M5S riesce a far scaturire queste candidature e il PD abbia invece in tal senso maggiori difficoltà.
Sono consapevole delle differenze sostanziali che vi sono tra un partito ed un movimento, tra cui la maggior strutturazione del primo rispetto al secondo e la conseguente maggior complessità nella selezione dei candidati alle cariche amministrative.
Sono convinto della bontà e superiorità di un sistema, quello dei partiti, che garantisce scelte basate su processi decisionali regolamentati - anziché su discutibili azioni di democrazia diretta - ma il dubbio sull’attuale efficacia di questi meccanismi mi assale.
Mi assale ancor più in considerazione del fatto che un personaggio pubblico come Forello, così impegnato sul tema della legalità, decida comunque di candidarsi per il M5S in Sicilia, nonostante lo scandalo delle firme false per le candidature alle europee. 
Mi assale perché inizio a temere che la strutturazione e le dinamiche di partito contribuiranno in modo decisivo a far perdere terreno elettorale al PD rispetto al M5S. Già non bastasse quel confuso mito della “discontinuità” che caratterizza il voto in Italia, ormai da anni, e che indubbiamente favorirà in futuro una ulteriore ascesa, in termini di consenso, del fronte grillino.
Nonostante dunque non condivida i meccanismi del M5S, avverto il rischio di perdere treni politicamente significativi. 
La speranza, a mio avviso, risiede ancora una volta in quella capacità di cambiamento positivo che deve appartenere alle forze politiche democratiche ed evolute come il PD.
La sfida è quella di saper canalizzare e declinare tale capacità anche in meccanismi di scelta elettoralmente efficaci, in tempi ragionevoli, generando così cambiamento positivo.