Tajani, [ambivalente] uomo di partito e d’Europa

Tajani è stato eletto Presidente del Parlamento Europeo. Congratulazioni. 
Il fatto che questa carica vada ad un italiano mi lascia blandamente indifferente. Sono un cittadino europeo, quindi la presidenza di un italiano mi scalda quanto quella di un danese o di uno spagnolo.
Ma il fatto di essere italiano incide, purtroppo in modo netto, sulla considerazione che posso avere del nuovo Presidente del Parlamento Europeo. 
Sembra strano dirlo in un paese che non ha memoria storica - tanto meno politica - ma l'ascesa al massimo soglio parlamentare europeo di Tajani non può che farmi ricordare quanto l'ho detestato negli anni della discesa in campo Berlusconiana.
Era il '94, avevo 17 anni e campavo di passioni (anche politiche), ma proprio Tajani non lo digerivo. 
Fedele al capo dalla prima ora, ad ogni costo e in ogni caso, è apparso e scomparso dalla scena della destra italiana. Lo ricordo sfidante perdente di Veltroni nella corsa al Capidoglio, poi il nulla. Ricordo però svariati interventi da scudiero zelantissimo del Cavaliere in occasioni elettorali, ma sopratutto su questioni giudiziarie. Poi di botto mi rispunta Commissario Europeo ai trasporti. 
L'Europa salvifica e rigenerante!

Se leggo il caustico articolo apparso sulla Repubblica, quasi mi sgomento.
Allora provo a leggere un articolo de Il Giornale. Trionfalismo puro. Anche meno va bene! 
Poi rifletto sul ruolo e sul peso che l’organo europeo ha sulle dinamiche dell’Unione e un po’mi tranquillizzo. Ma forse non dovrei...insomma, non sono felice.

Alla fine della fiera il Parlamento Europeo è presieduto da uno che - per quanto convinto europeista (e vorrei vedere!!!!) - si prodigò nella improbabile difesa di un capo che - proprio nell'aula di Strasburgo - messo alle strette sul tema del conflitto di interesse, non esitò a definire il suo interlocutore tedesco (peraltro proprio l'ex Presidente del PE) kapo nazista.
E mi lascia perplesso il fatto che Parlamento Europeo è presieduto da politico che ha partecipato fedelmente e con continuità alla vita di un partito che, se non in rari casi, ha mantenuto, negli ultimi venti anni, una salda alleanza politica con la Lega, campione dell'euroscetticismo in Italia, almeno fino alla comparsa del M5S.

A questo punto, preso atto che Tajani è riuscito ad essere ambivalentemente ma ineluttabilmente "uomo di partito e d'Europa", non mi rimane che fare una esortazione al neo Presidente del PE: 
"Presidente in questo suo nuovo ruolo istituzionale, La prego, faccia riflettere il suo partito sulla opportunità di inseguire o caldeggiare una alleanza politica che possa portare alla leadership del centro destra italiano un becero populista che continua ad asserire che sta con Trump e non con la Merkel!" 
Anche i terremotati le sarebbero grati, sicuramente più che per aver dedicato loro la vittoria.
Buon lavoro.