Dal fondo.

“Possa la mia anima rifiorire innamorata per tutta l’esistenza.” — Rudolf Steiner

Comincio a sentire il respiro dell’autunno. Sta arrivando… Cambiano i suoni dal cielo, gli uccelli si preparano a migrare. Gli insetti ridimensionano ogni frenesia, i fiori si premurano in un ultimo sforzo di bellezza. Il vento — oh il vento, che tanto mi piace! — odora di fresco. La mia stanza volge a sud, e in certe notti filtra la luce della luna. E qui, in me, prende forma un pensiero. Lo posso riassumere con una citazione di Cioran: “Esperienze terribili ci fanno riflettere se non sia per caso terribile colui che le ha vissute.” Come esprimere questo pensiero? Ecco, se qualsiasi esperienza che viviamo fosse in fondo una parte di noi che finalmente si disvela? Quanto cambierebbe l’abitudine di assumerci o no ogni responsabilità? Saremmo ancora disposti a piangere sugli eventi invece che sui nostri fondi bui? Parleremmo ancora tanto, ai nostri amici, nemici, amanti e parenti, oppure sceglieremmo il Silenzio? Comincio a credere al mio “fondo”. Anzi. So che laggiù ci deve essere qualcosa — e lo raggiungerò, gli chiederò, esigerò — che prende le sembianze di ciò che mi capita. Per dirmi: “Vedimi.”

“Accorgiti.”

Non c’è nulla, veramente nulla di triste o di persecutorio. È la strada per capire. E se quel qualcosa, sul fondo buio, ha un cuore nero e torbido, se è severo oltre ogni dire e non perde occasione per graffiare, be’ mi dovrà parlare. Sprofondare nell’inconscio è difficile, faticoso, doloroso, ma è qualcosa di necessario. L’omino dal fondo buio si affaccia dietro le spalle, e quando io sorrido lui forse digrigna i denti, scuote la testa, agita le braccia: “Via, via, andate via!” Sarebbe il caso di voltarsi, fissarlo un istante negli occhi e chiedergli: “Ehi tu, posso fare qualcosa per te?” Farlo parlare, farlo agitare, fargli vomitare tutte le sue ingiurie, cercare insieme a lui responsabilità e soluzioni. Tranquillizzati, creaturina del Fondo Buio, tranquillizzati: io ti sto a sentire.