Eppure mi manca il punto d’appoggio.
Solidi piedi per camminare sempre raso terra
ma non a terra
Ho deciso di non comandare
dentro me, dove l’ombra è fitta
dove qualcosa sempre plana,
suona corde,
muta forma.
E le parole perdono sostanza, come evaporate
Laggiù
Dove una memoria antica dorme poco e male,
strilli di antenata,
montagne bruciate,
rami crepitanti e cenere.
Gli animali inceneriti intorno mi strillano
sottopelle — dove bruciamo insieme
Il fuoco si sparge in ogni centimetro e nel profondo
rugge per ogni nervo o goccia di liquido
Allora è bene scindermi, se devo.
Spezzata in due alla nascita.
Nata di parto cesareo — la pancia aperta in due, per forzarmi.
Da sempre forzata: io che volevo restare altrove.
E silenziosa, giudicante.
Rinascere mi costò fatica, amare me ne costa.
Credevo e credevano fosse tristezza: no, no…
È soltanto rabbia.
Perciò mi mettano bende intorno, bagnate d’acqua fresca,
e se si alza il fumo non ve ne curate.
Mandatemi i canadair
che le montagne gridano ancora, gridano offese
in ogni tronco e tana di volpe.
Le carcasse dei buoi trapuntano cieli combusti
non c’è pace in questo nido di fenici
Felicità è dimenticare.
