Cristalli.

“L’unica radice che ho mi fa male.” (Alda Merini)

Oscilla, costante. Il fuoco, il fuoco (“ci vuole molto fuoco”). E dall’altra parte un pozzo ghiacciato. Qui qualcosa che divampa. Di là tutto ciò che raffredda, conserva, cristallizza. È davvero difficile stabilizzare la temperatura di una vita. Mai niente di temperato, di durevolmente sostenibile. Né il tempo né le cure mitigano. Trascendere. Trascendere. L’incendio. Il gelo. Ovunque frammenti, cristalli di volti e parole e rimorsi e tentativi. O forse, soltanto mettere la testa sott’acqua, indifferente ai mostri che verranno su — dal fondo.

“In ogni cosa
io cerco la lingua
nient’altro che la lingua.
Entrare nel tuo corpo con la lingua,
sentire il canto muto dei gomiti
la minuta allegria delle ciglia,
il fuoco enorme che ti accende gli occhi.
Prendere dal tuo corpo
la lingua che viene dalla terra
ed è radice,
la lingua che fa luce
non quella che dice.”

Franco Arminio.