Ristorante Pizzeria

La costa dell’alto Lazio scorre veloce ed è subito Toscana. Tanti luoghi noti, nomi d’infanzia, si succedono in fila somigliandosi. Il Tirreno come sempre sembra buono e bagna senza fare male, non si arrabbia, profuma, sa di casa, di oleandri e di barche ormeggiate a Porto Santo Stefano.

Quanta vita nel mare? Dicevamo, domenica, su un’auto che -per l’appunto- seminava sicura chilometri d’Aurelia lasciandosi dietro i roghi di Capalbio e legando assieme stretti la Giannella e il Circo Massimo, che il mare è garanzia di benessere. Che poterlo raggiungere a piedi è libertà. Che chi ci nasce a fatica ne sta lontano.

Ed era chiaro, anche se non detto, che non si intendevano solo i bagni, la sabbia calda, agosto perché ci sono le ferie ma che meraviglia i primi di settembre. Si intendevano anche e soprattutto gli odori di pineta, il vento freddo di novembre, i ristoranti pizzeria con la veranda fuori e gli anni settanta dentro, la sigaretta riparata dalla mano destra a coppa mentre nella sinistra l’accendino, le orate alla griglia alle sagre del paese e i piedi sempre scalzi.

Mi ha detto una frase quel mio amico, quel mio amore, diciamo, “col sole sulla pelle e il mare negli occhi”, e a me, ora che la ripenso, subito sale dal cuore una promessa:

figli miei, che porterete nel sangue sangue di marinai dei porti del Gargano, anche voi, come me e come il vostro nonno bello e scuro che non conoscerete, anche voi, anche voi crescerete sul mare.