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Rino Sudano

di Gigi Livio e Enrico Pau

Nel dicembre del 2002 ho organizzato, con l’aiuto dei miei allievi di allora, un convegno dedicato a Rino Sudano. La mia relazione, intitolata Le cause di una rimozione. Il teatro di Rino Sudano, iniziava così:

Noi non siamo qui oggi per far giustizia di una rimozione ma per indagarne le cause. Per far giustizia ci vorrebbero ben altre forze che le nostre; e poi non sarebbe nemmeno utile dal momento che la rimozione c’è stata e nessuno può mutare il passato. Anche chi, come me, ha al suo attivo diversi scritti che prendono in considerazione l’attività teatrale di Sudano in anni ormai lontani deve ammettere di non aver avuto la forza di imporre determinate idee. D’altro canto chi va contro lo spirito del suo tempo deve anche essere disposto a subirne le conseguenze: il fallimento è ineluttabilmente inscritto all’interno di certe poetiche artistiche e, quindi, anche critiche. …


Con questo titolo diverso continuo qui le riflessioni che sto cercando di imbastire sull’avanguardia (e per questo motivo riprendo la numerazione progressiva delle “parti”). Il primo titolo, Cauto omaggio a Edoardo Sanguineti, aveva un significato poiché la mia intenzione -dichiarata nel sottotitolo: A proposito di due libri che lo riguardano- era quella di occuparmi di due volumi uno di e l’altro su Sanguineti. …


foto di una manifestazione del movimento studentesco la Pantera degli anni ‘89–’90

di Gigi Livio e Ariela Stingi

Quattro professori universitari (Valeria Pinto, Davide Borrelli, Maria Chiara Pievatolo, Federico Bertoni) hanno redatto un documento di denuncia e programmatico, Disintossichiamoci — Sapere per il futuro- dove con estremo nitore affrontano il problema, divenuto ormai esiziale, della burocratizzazione dell’insegnamento universitario teso soltanto al profitto e non più, appunto, al “sapere”, alla conoscenza, al cercare di tramettere agli studenti lo spirito critico. Infatti, nel momento in cui proprio questo modo di vedere le cose per potere e sapere affrontare la realtà e non necessariamente soltanto subirla, ha cessato di costituire un senso comune diffuso molti docenti, nient’altro che mosche cocchiere, pensando di guidare una trasformazione mentre sono decisamente guidati, e costituendo un’ampia maggioranza, contribuiscono a instaurare un nuovo senso comune diffuso basato sull’accettazione, spesso entusiastica, di quelle novità o per ignoranza o, molto più spesso, perché spinti da interessi personali. Come è già successo ai tempi della Pantera (1989–1990) assai giustamente ricordati da Roberto Ciccarelli nell’articolo che proponiamo ai nostri lettori.

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L'asino vola

scritti molesti sullo spettacolo e la cultura nel tempo dell'emergenza

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