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Rino Sudano

di Gigi Livio e Enrico Pau

Nel dicembre del 2002 ho organizzato, con l’aiuto dei miei allievi di allora, un convegno dedicato a Rino Sudano. La mia relazione, intitolata Le cause di una rimozione. Il teatro di Rino Sudano, iniziava così:

Noi non siamo qui oggi per far giustizia di una rimozione ma per indagarne le cause. Per far giustizia ci vorrebbero ben altre forze che le nostre; e poi non sarebbe nemmeno utile dal momento che la rimozione c’è stata e nessuno può mutare il passato. Anche chi, come me, ha al suo attivo diversi scritti che prendono in considerazione l’attività teatrale di Sudano in anni ormai lontani deve ammettere di non aver avuto la forza di imporre determinate idee. D’altro canto chi va contro lo spirito del suo tempo deve anche essere disposto a subirne le conseguenze: il fallimento è ineluttabilmente inscritto all’interno di certe poetiche artistiche e, quindi, anche critiche. [Questo scritto è stato pubblicato sull’ “Asino di B.”, n.8, settembre 2003, pp.17–26 ed è ora consultabile in rete al sito archivio.lasinovola.it


Con questo titolo diverso continuo qui le riflessioni che sto cercando di imbastire sull’avanguardia (e per questo motivo riprendo la numerazione progressiva delle “parti”). Il primo titolo, Cauto omaggio a Edoardo Sanguineti, aveva un significato poiché la mia intenzione -dichiarata nel sottotitolo: A proposito di due libri che lo riguardano- era quella di occuparmi di due volumi uno di e l’altro su Sanguineti. La necessità, però, che mi sembrò impellente, al fine di poter parlare di quei due libri, di chiarire il mio punto di vista metodologico e storico sui vari problemi posti da ciò che siamo soliti definire come “ avanguardia”, e di segnarne i confini nei confronti della falsa avanguardia, ha iniziato a occupare uno spazio, al momento, imprevisto. …


foto di una manifestazione del movimento studentesco la Pantera degli anni ‘89–’90

di Gigi Livio e Ariela Stingi

Quattro professori universitari (Valeria Pinto, Davide Borrelli, Maria Chiara Pievatolo, Federico Bertoni) hanno redatto un documento di denuncia e programmatico, Disintossichiamoci — Sapere per il futuro- dove con estremo nitore affrontano il problema, divenuto ormai esiziale, della burocratizzazione dell’insegnamento universitario teso soltanto al profitto e non più, appunto, al “sapere”, alla conoscenza, al cercare di tramettere agli studenti lo spirito critico. Infatti, nel momento in cui proprio questo modo di vedere le cose per potere e sapere affrontare la realtà e non necessariamente soltanto subirla, ha cessato di costituire un senso comune diffuso molti docenti, nient’altro che mosche cocchiere, pensando di guidare una trasformazione mentre sono decisamente guidati, e costituendo un’ampia maggioranza, contribuiscono a instaurare un nuovo senso comune diffuso basato sull’accettazione, spesso entusiastica, di quelle novità o per ignoranza o, molto più spesso, perché spinti da interessi personali. Come è già successo ai tempi della Pantera (1989–1990) assai giustamente ricordati da Roberto Ciccarelli nell’articolo che proponiamo ai nostri lettori. Tutto inizia dall’autonomia, voluta dal ministro Ruberti, craxiano e allora rettore della Sapienza, che la stragrande maggioranza dei docenti accolse con grande entusiasmo per la possibilità che loro si prospettò di avere dei fondi per iniziative varie che molto spesso si rivelarono non solo scarse di valore, tranne quello economico naturalmente, ma contrarie agli interessi reali, e cioè proprio quello di poter recepire informazioni sostanziate di pensiero critico, degli studenti. …


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Di Davide Grasso

Lo scorso 9 ottobre la Turchia ha iniziato l’invasione militare della Siria del nord-est, da anni regione di fatto autonoma sotto il controllo dell’unico attore positivo emerso dal conflitto siriano, le Forze siriane democratiche (Sdf). Si tratta di un esercito rivoluzionario composto da curdi e arabi nato dall’unione delle Ypg-Ypj, le Unità di protezione del popolo e delle donne curde, e migliaia di combattenti arabi anti-Assad che si sono alleati con i curdi nel 2015 per sconfiggere l’Isis, missione compiuta nel marzo 2019.


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di Nicola Ranieri

Per razionalisticamente dominare bisogna rigorosamente dimostrare, prevedere, ridurre tutto a quantità. Le scienze esatte o le scienze tout court, infatti, se non quantificano, non vengono ritenute tali.

Fino ai primi anni del Novecento si riteneva che la scienza matematizzata dovesse, sì, comprendere anche ciò che attiene al bisogno e all’utilità — quindi, pure i fattori sociali, psicologici nonché quelli economici in quanto presentano risvolti psicosociali. Tuttavia ancora si pensava che gli eventi riguardanti l’interiorità dovessero passare per l’apprezzamento di ciascuno e restare, pertanto, di ordine qualitativo.

Oggi, invece, tende a scomparire qualsiasi apprezzamento soggettivo di un evento. Esterno o interiore che esso sia, deve essere quantitativamente misurabile e sottoposto a oggettivistica verificazione. Pure l’intensità di una passione ardente finisce per coincidere con i dati statistici, con la maggiore o minore frequenza degli amplessi rispetto alla media. Pure la qualità poetica di Dante, la sua visionaria potenza immaginativa ispirata anche dagli occhi di Beatrice, si esaurisce nello studio algoritmico-informatico delle sole strutture quantitativamente ricorrenti nelle terzine della Divina Commedia. Ѐ in atto, insomma, una tale astratta semplificazione tecnicistica della umana complessità — sia fuori sia dentro di noi — che essa si riduce solo a una misurabile esteriorità oggettivisticamente nonché pubblicamente comunicabile, senza alcun residuo di ordine qualitativo. …


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Carlo Quartucci, foto presente nel libro Verso Temiscira, Ubulibri, di Carlo Quartucci

È stato un attore formidabile Carlo Quartucci. Non solo però la balbuzie che l’ha tormentato tutta la vita, e che quando recitava comunque si attenuava fino a scomparire, ma soprattutto il suo ideale di un teatro diverso da quello dei tempi, quando esordì erano i primi anni sessanta, e di contraddizione a questo, l’hanno spinto sulla strada della regia. Ma proprio grazie al fatto di essere prima di tutto un attore egli è stato un regista d’attori e di spazi teatrali in cui inserire, appunto, all’interno di una visione globale di uno spettacolo, il loro gioco scenico.

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La fotografia che pubblichiamo, a ragione celeberrima, ci restituisce un frammento, soltanto visivo naturalmente, dell’ Aspettando Godot del ’64 a Genova e ci pare serva a ben sintetizzare ciò che abbiamo appena detto. Rino Sudano, Leo De Berardinis, Claudio Remondi sono gli attori che, strettamente in sintonia con il regista, campiscono gli spazi da quest’ultimo immaginati e realizzati per loro e per Beckett. …


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W. Benjamin e B. Brecth

di Gigi Livio

A Walter Benjamin, che in fuga

da Hitler si tolse la vita

Tattica di logoramento era quella

che ti piaceva usare alla scacchiera

seduto all’ombra del pero.

Il nemico che ti aveva scacciato

lontano dai tuoi libri

non si lascia logorare

da quelli come noi.

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rogo dei libri “nemici dell’ideologia nazista”

Questa poesia Brecht la scrisse quando seppe del suicidio di Benjamin, soltanto un anno dopo, nel 1941. Ma non è la sola:

Per il suicidio del profugo W.B.

Sento dire che hai levato la mano contro te stesso

prevenendo i macellai.

Otto anni in esilio, a osservare l’ascesa del nemico

da ultimo sospinto contro una frontiera…


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di Gigi Livio

Mi pare sia il caso di iniziare dal fondo e cioè proprio dalle ultime righe del libro di Maggi, Walter Benjamin e Dante [Roma, Donzelli, 2017], là dove spesso si condensa il significato profondo del lavoro e qualche volta, e questa è una di quelle, anche il motivo che ha spinto lo studioso a intraprenderlo. Ecco, dunque:

Benjamin ci invita ad abbandonare senza nostalgia “l’immagine umana tradizionale, solenne, nobile, fregiata di tutte le offerte sacrificali del passato, per rivolgersi al nudo uomo del nostro tempo” [W. B., Esperienza e povertà]. Per farlo, gli studi letterari — spogliati delle vesti paludate del “patrimonio culturale” e dei canoni immutabili — devono a loro volta riconoscere la radicale nudità della propria condizione attuale. Dobbiamo reimparare a leggere i testi del passato. …


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fra “Lascia o raddoppia” e il lettino di Freud

di Guido Baldi

1. Preminenza degli scritti e ridimensionamento dell’orale

Da anni ormai si osserva la tendenza a togliere importanza alla prova orale negli esami di maturità per dare preminenza agli scritti. Lo aveva prospettato esplicitamente già ai suoi tempi la ministra Moratti, e lo testimoniano in modo incontrovertibile i punteggi sempre più ridotti assegnati al colloquio: ora siamo a 20 punti, contro i 40 (20 più 20) degli scritti, esattamente la metà. In una simile tendenza è da scorgere presumibilmente l’intenzione, più o meno chiara, di scimmiottare la scuola anglosassone, dove le prove d’esame sono rigorosamente scritte; e naturalmente attraverso i ben noti test a risposta multipla, o quiz a crocette: che ognuno vede quanto siano idonei ad accertare la maturità intellettuale, l’originalità di visione e lo spirito critico di un giovane, visto che consistono nello sbarrare risposte già preconfezionate, senza possibilità di introdurre prospettive diverse e alternative, e dove si presuppone che esista un’unica risposta giusta. Cosa risibile, quando si tratta di idee e concetti, come avviene in particolare nelle discipline umanistiche, il cui studio notoriamente si fonda sul conflitto delle interpretazioni critiche; anzi, più che risibile, preoccupante e pericolosa, perché rivela un autoritarismo dogmatico che esclude ogni possibilità di pensare altrimenti. …


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Dialoghetto sul valore e sull’ insegnamento della storia tra Guido Baldi e Gigi Livio.

GIGI LIVIO- Mi pare che si potrebbe cominciare partendo dal problema del fare o non fare politica a scuola. Io non sono un giurista e immagino nemmeno tu…

GUIDO BALDI- Ah, no di sicuro…

LIVIO- … e, dunque la libertà di insegnamento non so fino a che punto copra anche eventualmente chi volesse fare politica nel senso di “propaganda”, questo non lo so. Ma se adesso veniamo al problema che invece qui ci interessa e cioè lo studio della storia, ma anche della storia della letteratura italiana, come nel caso tuo, o del teatro come nel caso mio, noi dobbiamo partire dal presupposto aristotelico che l’uomo è un animale politico. Cosa vuol dire? …

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L'asino vola

scritti molesti sullo spettacolo e la cultura nel tempo dell'emergenza

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