I socialisti dell’America Latina si interrogano sull’attuale situazione politica nei loro paesi

di Gigi Livio e Ariela Stingi

Dopo la testimonianza di Frei Betto sul Brasile, proponiamo ora quella di un regista colombiano, Hernando Calvo Ospina, intervistato da Geraldina Colotti cui tutti noi dobbiamo il fatto di sapere diverse cose sull’America Latina, per altro ignorata dal resto del giornalismo italiano scritto e parlato. Anche Calvo Ospina, come Frei Betto, si pone il problema di cosa non abbia funzionato in Venezuela e in Argentina dove le destre hanno vinto, nel secondo paese, e stravinto, nel primo, le elezioni [questa discussione è segnale di vivacità politico-intellettuale].

Il regista colombiano ha le idee chiare: è andata così perché tutti i poveri, beneficiati soprattutto in Venezuela, ma anche in Argentina durante il mandato presidenziale della Kirchner, dal governo socialista bolivariano 
si sono trasformati in piccolo borghesi e ora votano per la destra. È un’analisi disincantata e impietosa ma assai fondata su dati reali e sociali e noi sappiamo da sempre che sono le condizioni sociali delle persone a determinare la loro ideologia.

Il recente viaggio di Obama a Cuba, al di là dei benefici che può portare al popolo cubano la fine (quando sarà effettiva) del blocco, ha proprio questo scopo: Washington intende creare una piccola borghesia nell’isola che si schieri dalla parte degli statunitensi per difendere gli interessi di questi ultimi. Fidel, Raùl, e il loro governo contano “nella maturità e nella formazione politica” dei cubani poiché moltissimo ha fatto il governo socialista per innalzare il livello culturale del popolo. Certo, Cuba ha avuto più tempo per raggiungere questo obiettivo di quanto ne abbia avuto il Venezuela; ma basterà la forza della coscienza critica a contrastare la nuova ideologia che prevedibilmente nascerà dalle mutate condizioni sociali?

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