10 giugno 1940: la dichiarazione di guerra.

L’anno scorso, il 10 giugno, questa rivista ha ricordato l’entrata in guerra dell’Italia, il 10 giugno 1940.

È questa una data fondamentale per poter capire tanta storia di oggi. Infatti ciò che è facilmente constatabile è che l’opposizione alla Storia, tipica della cultura contemporanea, è un fatto puramente ideologico, un inganno premeditato della classe dominante, che era al potere nel 1940, e che, ulteriormente rafforzata economicamente, detiene il potere ancora oggi e continuamente insinua nelle menti ingenue, per mantenerle nell’ignoranza (attraverso il degrado della scuola dell’università mass media eccetera), l’inganno che fin dal 1844-1846 Marx e Engels denunciavano nell’Ideologia tedesca.

D’altronde come potrebbe l’ideologia dominante affrontare il ricordo di un evento che fu dettato dalla necessità dell’espansione industriale e commerciale dell’economia italiana (non bisogna dimenticare che l’Italia era entrata in guerra, iniziata il primo settembre 1939, quando le armate tedesche stavano vincendo su tutto il fronte europeo) supportata da una poderosa ideologia nazionalistica prodotta quest’ultima dalla cultura del tempo per rafforzare sul piano delle coscienze questa tendenza economica che il fascismo cercava di nascondere sotto una coltre ideologica assai simile al

sentimento perverso che fa sì che l’uomo resti attaccato alle proprie radici e scambi un fatto puramente casuale per un inalienabile diritto?

I nazisti sintetizzavano questo sentimento, tutto ideologico nel senso del 1846, nel loro razzistico motto: “sangue e terra” “Blut und Boden", appunto.

di Ariela Stingi

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