You can’t always get what you want

Radicofani – Acquapendente, 24 km (+6,5)

Arriva sempre. Il giorno che fa di tutto per convincerti che si metterà storto in ogni cosa che proverai a fare. Sbaglierai ad un bivio, il bar su cui avevi contato per la colazione sarà chiuso, passerai per un punto panoramico e non vedrai più in là di qualche metro. Bada bene, non è detto che tutto si metta storto davvero. Ma la sensazione sarà quella, e se non te ne accorgi in tempo… rischia comunque di mandarti di traverso ogni cosa.

Stamattina ho aperto gli occhi che l’ostello ancora dormiva. Mi sono spostata in cucina a preparare lo zaino, per non rischiare di svegliare qualcuno – ma Cinzia, nel suo spirito di servizio da Hospitalera, appena mi ha sentita si è subito alzata per mettere sul fuoco la moka e darmi pane, marmellata e biscotti per fare colazione.

Appena fuori Radicofani, il sentiero scende tra campi e macchie fiorite, stamattina le nuvole basse sembravano avvolgere ogni cosa e schermavano la luce del sole che via via si alzava. Un paesaggio quasi fiabesco, finché dietro una curva sono apparsi tre pastori maremmani. Grandi, grossi e apparentemente ben poco amichevoli. Che fare? Il quartetto dei pellegrini ‘internazionali’ incrociati anche ieri pomeriggio mi aveva superato da poco, quindi se loro erano passati indenni forse i tre cani non erano così pericolosi… ma di fronte a quei ringhi profondi e alle manovre di accerchiamento non è che fossi del tutto tranquilla. Anzi, diciamo pure che avevo una paura fottuta. Esattamente quella paura che ti dicono di non mostrare, se non vuoi essere attaccato. Così ho continuato a camminare per la mia strada, cercando di tenerli a bada facendo un po’ la voce grossa… e ho ringraziato il cielo quando, con il cuore che batteva all’impazzata, sono stata finalmente a distanza di sicurezza.

Il resto del percorso odierno non era particolarmente piacevole – quasi tutto lungo la vecchia Cassia, per lo più direttamente sul ciglio della strada o, al limite, su sentieri che la costeggiavano e che, per le piogge quotidiane dell’ultima settimana, tendevano ad essere costituiti da una spanna di fango in cui affondare gli scarponi. Nessun rischio di perdersi, ma anche una discreta noia.

Me la sono presa comoda, l’idea era quella di arrivare ad Acquapendente verso mezzogiorno, visitare la Cattedrale, mangiare un pasto caldo e affrontare poi gli ultimi km fino all’agriturismo dove avevo dovuto prenotare per la notte, dato che la Maratona Francigena di domani ha causato in tutta la zona una vera caccia al posto letto. Ed è a questo punto che veramente ho iniziato a chiedermi se oggi non fosse una giornata da nuvoletta nera sulla testa.

La Cattedrale chiusa per i controlli dopo le scosse di terremoto della scorsa settimana.

Osterie e affini apparentemente inesistenti o del genere “trappola turistica”.

La proprietaria dell’agriturismo che, quando la chiamo per confermare l’orario di arrivo, sostiene di non avere la mia prenotazione.

Il cielo che si fa via via più cupo e minaccia pioggia anche oggi.

Fermatetuttooooooooooooooo

Sto per farmi prendere da un momento di sconforto, ma decido che non è il caso.

Niente ristorante? E allora – Roberto, mi prepari un panino con la porchetta… e che sia ben ripieno, così mi siedo sui gradini della piazza a mangiare. E poi meglio incamminarsi subito verso l’agriturismo, che una soluzione la troviamo e soprattutto cerco di arrivarci all’asciutto. In realtà mentre cammino non sono così rilassata come mi racconto, almeno all’inizio. Quel mezzo pensiero di restare senza un tetto per la notte è difficile da tenere a bada.

Invece. La passeggiata verso l’agriturismo è davvero bella, mi inoltro su sterrate che lambiscono un maneggio e poi in campi che esplodono di fiori. E una volta arrivata si chiarisce che la signora non aveva capito, ma il figlio ha tutto abbastanza sotto controllo. C’è persino la lavatrice, mi sembra un sogno poter fare il bucato. E anche se poi inizia a tuonare, io me ne sto seduta sotto il portico e che la pioggia arrivi pure.

Un po’ di relax, domani mi servono tutte le energie che riesco a recuperare.

Giorno 4, 168 km a Roma

(E, naturalmente, la connessione inesistente!)

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